Venerdì 24 Aprile 2009

M.O.; Lieberman: basta slogan, leader mondiali fermino Teheran

Roma, 24 apr. (Apcom) - I leader mondiali devono smettere di parlare con frasi fatte, come ad esempio "terra in cambio di pace", e impegnarsi invece per fermare l'Iran, vero ostacolo per la pace in Medio Oriente: è il messaggio lanciato dal neoministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman, in una intervista al Jerusalem Post, la prima rilasciata a un quotidiano israeliano da quando ha assunto il suo nuovo incarico. "Nelle ultime due settimane ho parlato con molti miei colleghi in tutto il mondo", dice Lieberman. "Solo oggi incontro il consigliere politico del cancelliere tedesco Angela Merkel, il ministro degli Esteri cinese e il premier ceco. E tutti parlano come se stessimo in una campagna: occupazione, insediamenti, coloni". Secondo il ministro israeliano questi slogan, "terra in cambio di pace" oppure "soluzione dei due stati", sono semplicistici e ignorano le vere radici del conflitto. Altrimenti - dice ancora il leader di Yisrael Beiteinu - non si spiega perchè il processo di pace si trovi a un "punto morto", nonostante gli sforzi compiuti da precedenti governi israeliani più concilianti. "Israele ha dimostrato le sue buone intenzioni, il suo desiderio di pace", continua il capo della diplomazia israeliana, per il quale l'unica strada da seguire è quella che porta alla sicurezza dello Stato ebraico e allo sviluppo economico dei territori palestinesi. "Economia, sicurezza, stabilità", insiste Lieberman. "Non è possibile imporre artificialmente una soluzione politica. Fallirà sicuramente, non si può iniziare un processo di pace dal nulla. Bisogna prima creare la situazione giusta, il giusto obiettivo, le giuste condizioni". Il ministro israeliano riferisce quindi che Israele completerà la revisione della sua politica estera nel giro di due settimane, e la nuova linea sarà annunciata ufficialmente il 18 maggio prossimo, in occasione della visita del premier Benjamin Netanyahu alla Casa Bianca. Secondo Lieberman il principale ostacolo sulla via della pace resta comunque l'Iran. "Non si può risolvere nessun problema nella nostra regione senza risolvere prima il problema iraniano", sostiene. Si tratta di una questione collegata con il Libano, la Siria e con l'estremismo islamico in Egitto, nella Striscia di Gaza e in Iraq. La vera ragione dell'impasse in cui si trova il processo di pace, afferma il ministro, "non è l'occupazione, non sono gli insediamenti né i coloni. Questo conflitto ha radici profonde. E' nato come altri conflitti nazionali, ma oggi ha assunto un carattere più religioso e c'è anche l'influenza di attori non razionali come al Qaida". Lieberman nell'intervista non si sbilancia riguardo alla questione della nascita di uno Stato palestinese coesistente in pace al fianco di Israele. Garantisce però che il governo Netanyahu non intende governare sopra la testa di un solo palestinese, e respinge categoricamente la possibilità di un riconoscimento del diritto al ritorno dei profughi palestinesi. "Non potrà essere sul tavolo, non intendo discutere il diritto al ritorno neanche di un singolo rifugiato". Plg

MAZ

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