Domenica 29 Marzo 2009

Pdl; Berlusconi vara il partito,ma 'dimentica' le sfide di Fini

Roma, 29 mar. (Apcom) - Chi si aspettava i fuochi d'artificio finali, un po' deluso è rimasto. L'ora esatta di intervento del presiedente del Consiglio al congresso fondativo del Pdl non ha infatti riservato sorprese. Anzi ha 'deluso' le aspettative. In un discorso che non ha fatto ricorso alla retorica nemmeno negli accenni - pochi - al "momento storico" della nascita di un partito che vuole puntare al 51%, ciò che è risaltato di più, infatti, è stato ciò che non è stato detto da Silvio Berlusconi: la risposta alle sfide (due su tre) lanciate ieri dal presidente della Camera - oggi assente - Gianfranco Fini. Il premier non ha infatti nemmeno sfiorato gli argomenti 'caldi' che stanno attraversando la politica e hanno `movimentato' il congresso: il referendum, sul quale l'ex leader di An ha chiesto di prendere una posizione e il biotestamento, che ieri ha 'diviso' i seimila delegati. E proprio su quest'ultimo tema, il silenzio ha sorpreso maggiormente. Sia perchè la platea, dopo le reazioni di ieri, probabilmente attendeva un orientamento di massima dal proprio leader. Sia perchè, pur avendo fatto della libertà di coscienza il proprio motto, Berlusconi si è sentito incalzare dal neo coordinatore Sandro Bondi, che questa mattina ha sottolineato di "non aver mai creduto che la libertà di coscienza ci esimesse dal cercare un orientamento comune per un approccio laico" al problema. Certo, ha spiegato in un suo passaggio Berlusconi, "un grande partito, come questo a cui abbiamo dato vita, ha bisogno del confronto delle idee, del dibattito, del pluralismo culturale e dell'apporto delle diverse sensibilità di ciascuno". E, ha aggiunto, "se tutto questo non diviene correntismo, ma arriva con spirito costruttivo, è il lievito della democrazia". Ma per accostare questo passaggio ai temi etici, lo sforzo di fantasia richiesto è notevole. Da Gianfranco Fini, però, Berlusconi prende in prestito il riconoscimento che ieri gli ha tributato osservando come fosse animato da una "lucida follia" nel perseguire il disegno del partito unico. "Lo ringrazio per questo attestato - ha detto il premier - perchè ha colto nel segno. Un po' matto lo sono stato davvero". Folle sì, ma "non visionario". Berlusconi, in uno dei passaggi più applauditi del suo discorso, ha infatti spiegato - spostando in avanti di 20 anni l'orizzonte politico del Pdl - che "non siamo il riflesso di un teorema ideologico, di una utopia visionaria, di una ragione astratta. Ma siamo la felice espressione della cultura del nostro tempo, della cultura del fare, della cultura che rifugge dalle categorie superate come destra, centro, sinistra e che privilegia risultati e riforme". E ad essere superata è soprattutto la visione della politica che ha la sinistra immancabile bersaglio ad ogni uscita del premier. Quella con cui si trova a fare i conti, ha detto, è una sinistra "arretrata e faziosa", che "non fa opposizione al governo ma al Paese". Una sinistra "che non vuole dialogare" e con la quale Berlusconi sembra aver chiuso del tutto il discorso. Ricordando come era stata offerto all'opposizione la possibilità di dare vita a una "legislatura costituente, dopo aver detto sì hanno cambiato idea e la conclamata volontà costituente degenerò in una conclamata accusa, nelle piazze e sui giornali, di dittatura. Per fare le riforme - ha insistito dal palco - bisogna essere in due, ma dopo questa esperienza c'è da dubitare della serietà della controparte". Ai dubbi sul dialogo con l'opposizione, il premier aggiunge quelli che vengono dalle esperienze del passato: "Noi - ha infatti ricordato il Cavaliere - la riforma istituzionale l'avevamo già fatta, completata nel 2005", ma "la sinistra, la stessa che oggi plaude alla richiesta di riforme, con un comportamento contraddittorio e irresponsabile di cui ancora oggi scontiamo le conseguenze, rifiutò di contribuire e impedì di raggiungere la maggioranza dei due terzi del Parlamento scegliendo di abolirla per referendum. Ma le riforme "bisogna farle", ha più volte sottolineato Berlusconi che su questo fronte, anche se da un punto di vista diverso, ha raccolto in pieno l'invito di Fini. Una su tutte quella dei poteri del governo e del premier. Pur "materia di competenza del Parlamento" e concedendo che si tratta di "materia su cui è auspicabile il concorso dell'opposizione", Berlusconi spiega che è "evidente che nel frattempo noi non possiamo sottrarci dal fare la nostra parte, e sciogliere il nodo di trovare un modo, costituzionalmente previsto, per offrire una soluzione perché ci sia un governo che governi e un Parlamento che controlli". Pigiando sempre sullo stesso tasto dell'ammodernamento della Costituzione ("è giunto il momento di cambiarne la seconda parte") Berlusconi ne approfitta per chiedere più poteri per il premier. Oggi "quasi inesistenti", "finti" e "inadeguati" per poter rispondere velocemente alle richieste del paese. Poteri che sarebbero "un ottimo contrappeso" alla riforma federalista - importante e necessaria - e che, ha sottolineato, "non è stato un tributo pagato alla Lega di Bossi, ma una risposta alle esigenze di modernità dell'Italia.

Pda

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