Architettano ingegnosa frode fiscale Sequestrati beni per 325 mila euro

Architettano ingegnosa frode fiscale
Sequestrati beni per 325 mila euro

Un’impresa edile guidata da due coniugi della Bassa aveva somministrato manodopera in modo illecito, non versando tasse e contributi. La frode è stata scoperta dalla Guardia di Finanza che ha provveduto anche al sequestro di beni per il valore complessivo delle somme distratte all’Erario.

I militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Treviglio hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Bergamo, Federica Gaudino, su richiesta del Sostituto Procuratore, Davide Palmieri. In virtù del provvedimento cautelare, sono stati sequestrati beni e risorse finanziarie, per un valore di circa 325.000 euro, nella disponibilità di due coniugi, amministratori di fatto e di diritto di un’impresa edile della Bassa Bergamasca, accusati di aver posto in essere una frode fiscale basata sulla cosiddetta somministrazione illecita di manodopera.

In particolare, l’attività investigativa dei finanzieri - coordinati dalla Procura della Repubblica di Bergamo - ha consentito di risalire ad alcune società di comodo, create ad hoc per assumere - solo sulla carta - personale in realtà dipendente dall’impresa oggetto d’indagine e da questa impiegato presso diversi cantieri nella bergamasca e nel milanese. Tale somministrazione di manodopera, vietata per legge, è stata mascherata attraverso fittizi contratti di sub-appalto aventi ad oggetto l’esecuzione di lavori edili. In questo modo, l’impresa diretta dai due indagati non ha dovuto sostenere i costi fiscali e previdenziali dei propri dipendenti, fatti gravare sulle società di comodo che, compiacenti, avevano formalmente in carico i lavoratori. Queste ultime, però, nel giro di pochi mesi, sono state messe in liquidazione o dichiarate fallite, senza versare le tasse e i contributi previdenziali e assistenziali dovuti. Un meccanismo fraudolento, quello scoperto, che ha consentito all’impresa bergamasca non solo di evadere le imposte ma anche di praticare prezzi altamente concorrenziali, in danno delle altre aziende operanti nel settore edile.

L’azione di servizio dei finanzieri non si è limitata a contestare le violazioni tributarie accertate e a denunciare i due responsabili all’Autorità Giudiziaria, ma si è spinta fino al recupero delle somme non versate all’Erario. Sono stati sequestrati, infatti, i beni nella disponibilità degli indagati, perlopiù liquidità giacente sui conti correnti personali ed aziendali, nonché partecipazioni societarie ed un terreno, per un valore equivalente all’evasione posta in essere. L’attività di servizio svolta dalla Compagnia di Treviglio conferma l’impegno della Guardia di Finanza volto a garantire, oltre alla tutela degli interessi dell’Erario, anche il fondamentale rispetto delle regole del mercato, a salvaguardia dell’economia sana, dei contribuenti onesti e della leale concorrenza tra imprese.


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