Artigiano in coma, forse un infortunio  Trovate tracce di sangue in cantiere
Il furgone sul quale è stato trovato in fin di vita l’artigiano di Calcio (Foto by (Foto Cesni))

Artigiano in coma, forse un infortunio

Trovate tracce di sangue in cantiere

Il cinquantenne sarebbe caduto a Bussero e avrebbe sottovalutato le conseguenze. Perde quota l’ipotesi aggressione: la ferita alla testa non è compatibile con una botta con un cric.

Le tracce di sangue trovate nel cantiere di Bussero dove aveva lavorato per tutta la giornata di mercoledì sembrano far prendere quota all’ipotesi dell’infortunio accidentale all’origine della violenta botta in testa che ha fatto finire in coma Gian Luigi Garatti, l’artigiano cinquantenne di Calcio trovato in fin di vita sul suo furgone, a mezzanotte di mercoledì, in un parcheggio di Barbata, e ancora in prognosi riservata all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Visto che gli accertamenti relativi a un’eventuale aggressione non hanno trovato alcun riscontro, venerdì 19 febbraio i carabinieri di Treviglio hanno effettuato un sopralluogo nel cantiere e hanno notato delle macchie di liquido rosso, si presume sangue: alcuni campioni sono stati prelevati dalla scientifica dell’Arma e dovranno essere confrontati con il sangue di Garatti.

Se dovesse esserci compatibilità, sarebbe la prova che il cinquantenne sarebbe caduto mentre era al lavoro, evidentemente poi sottovalutando le conseguenze della ferita – poi rivelatasi particolarmente violenta – alla testa. Garatti deve aver aperto la portiera del furgone e perso i sensi, accasciandosi sul sedile, dov’è rimasto senza soccorsi per circa sei ore, lasciando il tempo all’emorragia di provocare seri danni al cervello. Dalle telecamere della vicina falegnameria Trapattoni non si vede nessuno di sospetto che si avvicina o si allontana dalla zona del furgone. L’unico che potrebbe davvero spiegare l’accaduto è lo stesso artigiano, ma le sue condizioni restano gravissime. «Purtroppo i medici sono stati chiari – spiega sconfortata la moglie –: le possibilità che si riprenda sono molto vicine allo zero. Anche se noi continuiamo lo stesso a sperare».


Leggi di più su L’Eco di Bergamo in edicola il 20 febbraio 2016

© RIPRODUZIONE RISERVATA