Ecco i dinosauri del Caffi - Foto
Il video tra le sale della mostra

Il giorno atteso da tanti bambini è arrivato. Con una folla di persone in Città Alta nonostante il maltempo.

Ecco i dinosauri del Caffi - Foto Il video tra le sale della mostra
Le foto sono di Yuri Colleoni

Al museo civico di scienze naturali «Enrico Caffi», in piazza Cittadella, si è aperta sabato 10 marzo la mostra «Noi abbiamo cento anni, loro molti di più. Dinosauri al Museo», l’esposizione a grandezza naturale dei dinosauri.

La mostra resterà aperta fino al 30 settembre. Questi gli orari: da martedì a venerdì 9-13 e 14,30-18, sabato e festivi 10-19.

«Dinosauri al museo» si dispiega nelle sale del complesso della Cittadella: la mostra ha un notevole impatto non solo lungo il suo itinerario espositivo nelle sale del Caffi, ma lo ha anche all’esterno, in città . Non sfuggono sicuramente ai passanti e ai turisti il gigantesco esemplare dal nome difficile «Indricotherium» che spicca sul piazzale davanti alla stazione ferroviaria e nemmeno il «Diplodocus», contraddistinto dal chilometrico collo, che ha trovato posto in piazza Cittadella. Per il «Tyrannosaurus rex», divenuto una celebrità grazie al film «Jurassic park» è stata scelta la pensilina all’ingresso dell’ospedale Papa Giovanni XXIII, mentre un «Pachyrhinosaurus» dà spettacolo tra le aiuole di piazza Vittorio Veneto, in pieno centro.

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In tutto, tra esterno e percorso della mostra nel museo se ne vedono ben 48. Alcuni ricostruiti e realizzati appositamente per rappresentare importanti fossili rinvenuti nella Bergamasca.

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Ad esempio, accanto ai resti del «Cervo di Sovere», vissuto 700.000 anni fa, spicca un esemplare di «Magaloceros giganteus», il più grande cervide mai esistito. Per tutta la durata della mostra sono in programma numerose iniziative, rivolte in particolare agli studenti e ai bambini con interessanti proposte didattiche, per far conoscere nei più vari aspetti queste pagine di un passato lontano ma di grande fascino. Un viaggio nel tempo e nella storia del nostro pianeta, e anche dell’uomo. Perché verso la fine del percorso attende il visitatore la sezione etnografica con i manufatti di civiltà e culture extraeuropee.

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