Luca, giovane medico di frontiera «La specializzazione? In Sud Sudan»
Luca Norbis

Luca, giovane medico di frontiera
«La specializzazione? In Sud Sudan»

Ha 29 anni e domenica partirà per il Paese africano. Lo raggiungerà come volontario la fidanzata Caterina, infermiera.

Luca Norbis, specializzando in medicina interna all’ospedale San Raffaele di Milano, partirà domenica 22 gennaio per il Sud Sudan, per lavorare come volontario all’ospedale di Yirol con Medici con l’Africa Cuamm. Originario di Bergamo, 29 anni, Luca Norbis è il primo specializzando a ripartire per il Sud Sudan dopo quasi due anni, all’interno del progetto Jpo del Cuamm, riservato agli specializzandi in medicina di tutta Italia.

«Quando ho iniziato il corso di formazione alla sede del Cuamm a Padova – racconto Luca Norbis – sentivo sempre parlare di “ultimo miglio”. Ho imparato che quando le persone vivono in zone isolate, senza ospedali e centri di salute, senza accesso ai vaccini e alle cure di base, lì ci troviamo all’ultimo miglio. Il Sud Sudan è l’esempio più lampante: persone che vivono in villaggi di capanne, seguendo tradizioni antiche e spesso vittime di malattie facilmente curabili. Io pensavo: che bello sarebbe andare lì! E alla fine è arrivata la proposta di partire, una sorpresa, sapendo che erano anni che nessun specializzando veniva mandato lì».

L’ospedale di Yirol, in cui il Cuamm lavora dal 2006, con 103 posti letto ha garantito nel 2015 quasi 11.200 ricoveri e 1.500 parti assistiti, unico centro in grado di rispondere alle emergenze ostetriche nelle tre contee circostanti. Sono state invece quasi 15.700 le vaccinazioni garantite.

Tra marzo e aprile Luca sarà raggiunto in Sud Sudan anche da Caterina, infermiera di Udine conosciuta proprio al corso di formazione del Cuamm, oggi sua fidanzata, che lì sarà impegnata come volontaria. «Io e Caterina siamo contenti, ma con i piedi per terra: tutto ora è molto reale, non più un semplice sogno; siamo eccitati all’idea, ma anche intimoriti. Io volevo un’esperienza totale, anche se so che ci aspetta un posto per certi versi inospitale e con pochi svaghi a disposizione. Grazie al percorso cominciato con Medici con l’Africa Cuamm ho trovato le parole per idee su cui riflettevo da molto tempo. Il fascino per l’ultimo miglio, andare a sporcarsi le mani dove c’è bisogno, capendo il senso vero del mio lavoro. Anche l’idea di lavorare “con” e non “per” il prossimo: è sempre stato il mio approccio, ma non ero riuscito a definirlo».


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