Quali sono i rischi di ponti e viadotti? Dalla Regione via libera al monitoraggio

Quali sono i rischi di ponti e viadotti?
Dalla Regione via libera al monitoraggio

La Giunta regionale ha approvato un accordo con il Politecnico per il monitoraggio delle infrastrutture. La lente dell’università sarà rivolta soprattutto a ponti e viadotti. Ecco la mappa delle priorità in provincia di Bergamo.

La parola d’ordine è “prevenzione”, l’obiettivo è evitare altre tragedia come quella di Genova. Regione Lombardia ha stretto un accordo con il Politecnico di Milano per stilare una serie di criteri per la manutenzione e la gestione delle infrastrutture, con particolare riferimento ai ponti. Uno strumento essenziale se si pensa che negli anni, a causa di intrecci burocratici e scarico di responsabilità, si sono persi disegni e caratteristiche di opere fondamentali. Per ora – il caso Calusco d’Adda è l’esempio più lampante – vige l’estrema prudenza. Il lavoro impostato dalla Regione darà un quadro molto più preciso della situazione per programmare gli interventi futuri ed evitare le emergenze. Solo in Bergamasca sono 1.693 i ponti gestiti da Anas, Autostrade, Provincia e Comuni. Soprattutto all’ultimo livello, quello comunale, mancano le risorse per censirne in modo tecnicamente accurato lo stato di salute: in provincia di Bergamo sono oltre 300 i ponti e i viadotti sotto la responsabilità di 243 diverse Amministrazioni locali, a cui vanno aggiunti i 1.360 gestiti da Provincia, Anas e concessionari.

Lo scorso agosto, dopo la tragedia di Genova, il ministero ha invitato sindaci e presidenti di Provincia a inviare la lista delle opere che necessitano di un intervento di manutenzione. Ecco la mappa delle richieste bergamasche. Ve le mostriamo in questa mappa interattiva che mostra tutti gli interventi colorati per ordine di priorità e con le stime di spesa.

«L’intesa con il Politecnico – spiega l’assessore a Infrastrutture, Trasporti e Mobilità sostenibile Claudia Maria Terzi - consentirà di predisporre un modello di monitoraggio delle infrastrutture stradali e in particolare dei ponti in Lombardia, in modo da individuare le priorità su cui intervenire di volta in volta di concerto con gli enti gestori, ovvero principalmente Province, Città Metropolitana, Anas e Comuni. Il Politecnico si occuperà di redigere linee guida aggiornate per la classificazione, la diagnostica, il monitoraggio, l’analisi previsionale sul ciclo vita dei manufatti e la redazione di piani per la manutenzione, definendo dunque gli indicatori utili per l’identificazione del rischio infrastrutturale e la conseguente programmazione degli interventi».

La delibera prevede una stanziamento a favore del Politecnico di Milano di 1.341.000 per il triennio 2018-2020.

«Siamo convinti – continua Terzi - che le Regioni possano svolgere un ruolo importante per rendere le infrastrutture più sicure ed efficienti. Per questo motivo, in seguito all’accordo col Politecnico, istituiremo una cabina di regia a livello regionale per il coordinamento delle attività di monitoraggio e manutenzione delle reti di trasporto, con la partecipazione dei vari enti preposti alla gestione. L’obiettivo è mettere in campo tutto ciò che è necessario per salvaguardare la sicurezza dei cittadini: per farlo andiamo anche oltre le prerogative e le competenze della Regione, dato che monitoraggio e manutenzione della rete infrastrutturale sono in carico ai soggetti gestori».

«Politecnico di Milano condivide la priorità individuate da Regione Lombardia in tema di manutenzione e gestione delle infrastrutture viarie, aspetto fondamentale per la sicurezza del territorio, della popolazione e delle sue attività produttive. Attraverso questo accordo mettiamo a disposizione le competenze dei nostri dipartimenti e dei nostri ricercatori – aggiunge Ferruccio Resta, Rettore del Politecnico di Milano – per proporre un’analisi attenta del rischio e dell’impatto dei necessari interventi infrastrutturali. Uno studio che definisce linee guide supportate da casi dimostratori che ne evidenzino la fattibilità tecnica, anche grazie all’uso delle più moderne tecnologie».


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