Ryanair cambia (ancora) idea sui bagagli? «Troppe valigie gratis in stiva»

Ryanair cambia (ancora) idea sui bagagli?
«Troppe valigie gratis in stiva»

L’amministratore delegato di Ryanair Michael O’Leary spiega che la decisione di includere il bagaglio più grande in stiva, gratuitamente, potrebbe essere rivista. La novità sta causando qualche problema logistico alla compagnia low cost.

Meno code agli imbarchi, ma gestione più complessa in stiva. Ryanair sta pensando di rivedere, ancora, la politica dei bagagli. Lo scorso gennaio la compagnia low cost, che a Bergamo-Orio al Serio ha la sua principale sede del Sud Europa, ha deciso di iniziare una nuova era: niente più doppio bagaglio a bordo, ma valigia più grande in stiva gratuitamente. Una novità che sta portando risultati importanti sui tempi di imbarco dei passeggeri. Quando gli aerei sono pieni però, soprattutto nei week end lunghi o nei mesi estivi, il carico in stiva rischia di creare problemi. «In molti voli ora ci troviamo a dover mettere in stiva 100, 120 bagagli raccolti al gate e caricati gratuitamente - sottolinea O’Leary -. Se la tendenza dovesse continuare o aumentare allora potremmo dover tornare a ragionare sulla questione». Tra le ipotesi ci sarebbe quella di accettare un solo bagaglio per chi non paga l’imbarco prioritario o la scelta del posto e di chiedere quindi un extra per la seconda valigia portata in aereo.

Sul fronte finanziario Ryanair ha riportato un utile netto in crescita del 10% a 1,45 miliardi di euro nell’anno terminato il 31 marzo scorso. Ma per l’esercizio 2018-2019 la compagnia low cost ha dichiarato di attendersi un calo degli utili tra 1,25 e 1,35 miliardi di euro in previsione dell’aumento dei costi degli equipaggi stimato in circa 100 milioni di euro e anche del prezzo del carburante. «Quotazioni vicino agli 80 dollari al barile porteranno a un significativo scossone nel settore aereo già da questo inverno» ha detto l’amministratore delegato Michael O’Leary in una intervista a Bloomberg Television, avvertendo che le compagnie aeree più deboli «che non riuscivano a realizzare profitti quando il petrolio era a 40 dollari al barile, certamente non possono sopravvivere».

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