Storie di pendolari e di treni in ritardo «Noi viaggiatori siamo degli avventurieri»

Storie di pendolari e di treni in ritardo
«Noi viaggiatori siamo degli avventurieri»

Una nuova testimonianza di un pendolare bergamasco, postata sulla pagina Fb di «Quellideltreno - Comitato Pendolari Bergamaschi». Storie di pendolari che ogni giorno prende il treno e subisce ritardi e cancellazioni. Una storia amara e dura, per un servizio che «non è per viaggiatori, ma per avventurieri».

«Forse pensate di essere alla guida dei trenini di un parco a tema. Forse secondo voi la gente che trasportate si diverte, e il treno lo prende per spasso. Sicuramente non ha una famiglia, dei figli che l’aspettano, un lavoro da raggiungere, macché! Certamente per voi i passeggeri sono alla ricerca di avventure estreme, amano sperimentare il brivido della compressione in scatole di sardine, gareggiare con sfide alla “Last survivor” tra carrozze fatiscenti, gelide, caldissime, con finestrini bloccati e bagni inagibili. I viaggiatori per voi non sono dei semplici pendolari: sono degli avventurieri. Amano mettersi alla prova, poter raccontare agli amici di avercela fatta: esse saliti a Lambrate e aver raggiunto Bergamo, superando ogni ostacolo, valicando i confini più estremi dell’umana sopportazione, e godendo del senso di profonda realizzazione delle grandi imprese portate a termine.

«E, onestamente, devo dire che ce la mettete tutta per regalare emozioni sempre nuove ad ogni viaggio: siete dei veri maestri. Ebbene, sono costretto a deludervi: quelli che gestite in concessione non sono dei trenini, e la rete ferroviaria della Lombardia non è un parco a tema. Ma soprattutto, quelli che trasportate non sono giovanotti in vena di sfida. Voi gestite il trasporto di pendolari attorno al nodo nevralgico di Milano».

«La vita di milioni di italiani vi appartiene per almeno una decina di ore alla settimana. Che a volte diventano 12 o 15: tempo sottratto a quella vita preziosissima, che si insinua tra il sonno e il lavoro, oppure tempo pagato con permessi non retribuiti e recuperi, e quindi nuovamente sottratto alla famiglia e a se stessi».

«La negligenza che mostrate nel fregarvene altamente di offrire un servizio se non eccellente almeno dignitoso dovrebbe quantomeno garantirvi un processo. Quando sopprimete un treno, costringendo 1000 persone a buttare via un’ora della loro vita e poi 2000 a trascorrere la successiva viaggiando accalcate, vi macchiate di comportamento immorale. Un’ora persa per 1000 passeggeri sono 1000 ore di tempo: se uno di voi pagasse un simile scempio singolarmente, per mezzo di un congruo contrappasso, dovrebbe essere sequestrato per un mese e mezzo. Ad ogni treno soppresso. Più un altro mese e mezzo in ginocchio sui ceci per l’ora di compressione sardinica cui è sottoposta la metà dei viaggiatori che non trova posto a sedere sul convoglio successivo: già, perché mentre quando il pendolare può starsene seduto sulle pur scomode poltroncine, e al limite anche sullo strapuntino, e lì compiere attività compatibili con la sua esistenza (come riposare, leggere o lavorare col computer), in caso di compressione sardinica esso può a mala pena respirare aria (viziata). Perciò tre mesi di supplizio a persona, per ciascun treno soppresso. Una settimana, per un quarto d’ora di ritardo».


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