Teatro, si alza il sipario su Altri Percorsi
«La vita ferma», rivelazione del 2017

Giovedì 11 gennaio prezzo speciale di 5 euro per l’esordio della nuova stagione di Altri Percorsi, sull’ormai abituale palcoscenico del Teatro Sociale. In cartellone sette spettacoli che affrontano tematiche diverse attraverso altrettanti modi di intendere un teatro di ricerca che rifletta l’espressività contemporanea in molte delle sue sfaccettature.

Si comincia giovedì 11 gennaio (ore 21) con La vita ferma: sguardi sul dolore del ricordo, scritto e diretto da Lucia Calamaro, autorevole drammaturga, per la prima volta rappresentata a Bergamo, che firma anche scene e costumi. Contributi pitturali di Marina Haas. Interpreti: Riccardo Goretti, Alice Redini, Simona Senzacqua. Produzione Sardegna Teatro, Teatro Stabile dell’Umbria e Teatro di Roma in coproduzione con Festival d’Automne à Paris / Odéon-Théâtre de l’Europe e in collaborazione con La Chartreuse - Centre national des écritures du spectacle. Durata: 2 ore e 25 minuti più 2 intervalli.

La replica, precedentemente annunciata, di venerdì 12 gennaio è stata annullata per motivi logistici. Prezzi biglietti: promozione last minute 5 Euro. È anche possibile acquistare biglietto per La vita ferma e per Va’ pensiero (Stagione di Prosa al Creberg Teatro dal 18 al 21 gennaio) al prezzo complessivo di 19 Euro. Info: 035 4160601/602/603. www.teatrodonizetti.it

Insignito di una nomination per il miglior testo ai premi Ubu, indicato da più parti come uno dei più bei spettacoli che hanno debuttato nel 2017, La vita ferma si configura come uno spazio mentale dove si inscena uno squarcio di vita di tre vivi qualunque - padre, madre, figlia - attraverso l’incidente e la perdita. È una riflessione sul problema del dolore-ricordo, sullo strappo irriducibile tra i vivi e i morti. Un dramma di pensiero in tre atti che accoglie, sviluppa e inquadra il problema della complessa, sporadica e sempre piuttosto colpevolizzante, gestione interiore dei defunti. Nel suo intreccio tra profondità e leggerezza, lo spettacolo di Lucia Calamaro coinvolge lo spettatore dall’inizio alla fine, grazie alla potenza della parola, alla bravura dei tre attori e all’essenzialità dell’allestimento.

Nel primo atto (50 minuti) c’è un trasloco, una casa da svuotare, forzosamente attraversata dallo spettro e il suo voler essere ricordato bene, in quanto unico, insostituibile.Nel secondo (60 minuti) una coppia con bambina: lui, Riccardo, storico e nostalgico fissato con Paul Ricoeur e i sinonimi; lei, Simona, quasi danzatrice ed eccentrica fissata col sole e coi vestiti a fiori; la figlia Alice, da subito troppo sensibile, fissata col volere intorno gente che le parli. Quindi la morte di Simona, dopo protratta e non identificata malattia (non importa come, importa che muoia).

Nel terzo atto (35 minuti) c’è un’Alice cresciuta e a sua volta neo-madre che ritrova il vecchio padre Riccardo, sulla tomba, o quasi, della madre morta anni prima; ragionano non senza conflitti, su quell’assenza anticipata che sempre - e chissà se sempre meno o nel tempo ancora di più - ha marcato una rottura nel racconto illusoriamente prescritto delle loro vite.

Racconta de La vita ferma la stessa Lucia Calamaro: «La gestazione ha avuto in me i tempi faticosi della rivelazione lenta e sommersa, abbordando quel dramma che il pensiero non sa, non vuole, non può gestire. Per arrivare a centrarne il “dramma di pensiero” ho buttato via più materiale di quello che resta. Ma il resto, quello che rimane, è per me il punto ultimo di concentrazione di un racconto che accoglie, sviluppa e inquadra il problema della complessa, sporadica e sempre piuttosto colpevolizzante, gestione interiore dei morti. Non la morte dunque, e non il problema del morire e di chi muore, che sappiamo tutti risolversi sotto la misteriosa campana del nulla, che strangola sul nascere ogni comprensione. Ma i morti, il loro modo di esistenza in noi e fuori di noi, la loro frammentata frequentazione interiore e soprattutto il rammendo laborioso del loro ricordo sempre così poco all’altezza della persona morta, così poco fedele a lei e così profondamente reinventato da chi invece vive». «E con i morti, una riflessione aperta sul lutto che ne deriva, la cui elaborazione non è detto sia l’unica soluzione, anzi, là dove una certa vulgata psicologizzante di malcerte origini freudiane comanda, esige, impone di assegnare il più velocemente possibile al proprio desiderio un oggetto nuovo per rimpiazzare l’oggetto perso, forse è lì che interviene un racconto, anche uno piccolo come questo, pratica del singolare per antonomasia, a sdoganare il diritto di affermare la tragica e radicale insostituibilità di ogni oggetto d’amore perso, di ogni persona cara scomparsa», conclude l’autrice e regista.

Dall’Uruguay alla Francia fino all’Italia, è una corsa tra due continenti la carriera di Lucia Calamaro, drammaturga, regista e attrice. Nata a Roma, a tredici anni si trasferisce a Montevideo, seguendo il padre diplomatico. Laureata in Arte e Estetica alla Sorbona di Parigi, oltre all’insegnamento presso l’Universidad Catolica de Montevideo, ha preso parte come attrice e regista in molti spettacoli nella stessa città, e poi a Parigi e soprattutto a Roma, dove dagli inizi collabora ed è sostenuta dalla struttura indipendente Rialto Sant’ Ambrogio. Nel 2003 fonda l’associazione Malebolge e attraverso di essa dà corpo alla propria scrittura scenica, allestendo i seguenti spettacoli: nel 2003 “Medea, tracce, di Euripide” (adattamento e regia di Lucia Calamaro) e “Woyzeck” (adattamento e regia di Lucia Calamaro); “Guerra” (scritto e diretto da Lucia Calamaro), nel 2004; “Cattivi maestri” (scritto e diretto da Lucia Calamaro), 2005; “Tumore, uno spettacolo desolato” (scritto e diretto da Lucia Calamaro) nel 2006; “Magick, autobiografia della vergogna” (scritto e diretto da Lucia Calamaro ) nell’ambito del progetto “giovani talenti del Teatro di Roma”, Teatro India, 2008. Nel 2011 realizza lo spettacolo “L’origine del mondo, ritratto di un interno” con cui ha vinto 3 premi UBU tra cui miglior nuovo testo italiano o ricerca drammaturgica. Nel 2012 vince il Premio Enriquez per regia e drammaturgia.

Nello stesso anno esce il libro “Il ritorno della Madre”, a cura di Renato Palazzi con Editoria e Spettacolo che raccoglie tre testi: “Tumore, uno spettacolo desolato”, “Magick, autobiografia della vergogna” e “L’Origine del mondo, ritratto di un interno”. Nel 2014 ha debuttato a Roma, al Teatro India, lo spettacolo “Diario del tempo, l’epopea quotidiana”, rimasto incompiuto, prodotto dallo Stabile dell’Umbria e dal Teatro di Roma in collaborazione col Teatro Franco Parenti. “La vita ferma: sguardi sul dolore del ricordo”, che ha debuttato a settembre 2016 al Festival di Terni ed è attualmente in tournée, è la sua ultima creazione. Lucia Calamaro insegna drammaturgia alla scuola Civica Paolo Grassi di Milano dal 2014.

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