Dalmine ricorda il bombardamento
Beschi: la pace è sempre da costruire

La sirena della Dalmine, la cui «voce» si doveva sentire per rievocare l’orario in cui il 6 luglio del 1944 veniva bombardato lo stabilimento, ha cominciato a suonare nell’esatto istante in cui il vescovo Francesco Beschi, durante la consacrazione, ha alzato il calice del vino.

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La sirena della Dalmine, la cui «voce» si doveva sentire per rievocare l’orario in cui il 6 luglio del 1944 veniva bombardato lo stabilimento, ha cominciato a suonare nell’esatto istante in cui il vescovo Francesco Beschi, durante la consacrazione, ha alzato il calice del vino.

Una coincidenza che, verificatasi durante la Messa di commemorazione, nel 70° anniversario del bombardamento alleato che ha provocato 278 morti, anche se più o meno prevista dall’organizzazione, assume un significato particolare.

Per i cristiani, infatti, durante la consacrazione, il vino contenuto nel calice diventa il sangue di Cristo, e per questo il ricordo corre a quel sangue versato esattamente a quell’ora, esattamente in quel luogo, esattamente settant’anni fa: la sirena ha fatto sentire la sua voce più volte, mentre i sacerdoti presenti sull’altare posto di fronte alla direzione dello stabilimento e tutta l’assemblea osservavano un momento di silenzio.

Ieri quello del suono della sirena è stato il momento più toccante, ma tutta la mattinata di commemorazione può essere descritta attraverso suoni e silenzi. Monsignor Beschi, durante l’omelia, ha parlato infatti di «fragori» quando ha osservato che nella piazza c’erano «uomini e donne anziane che hanno vissuto la guerra e che ricordano i fragori dei bombardamenti».

E ha aggiunto «che i figli e i nipoti non dimentichino questi fragori».

Durante la celebrazione si sono visti alcuni aerei in partenza da Orio al Serio sorvolare come di routine i cieli di Dalmine, ed è stato significativo tornare indietro nel tempo con la mente, e immaginare che settant’anni fa il rombo dei motori degli aerei, a differenza di oggi, metteva paura. Monsignor Beschi ha parlato più volte del fatto che la pace va costruita quotidianamente. «I tentativi dell’uomo di costruire la pace - ha affermato - non sono mai definitivi. La pace appartiene sempre al futuro, nel senso che è sempre da costruire.

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