Sabato 29 Maggio 2010

Avati: «Folgorato da 8 e mezzo
Prima volevo uccidere Dalla...»

Il Festival internazionale della cultura di Bergamo ha visto sabato grande protagonista il regista Pupi Avati che ha incontrato gli studenti nella sede dell'università in Città Altà e ha ricevuto in serata il premio alla carriera nell'auditorium del seminario vescovile prima della proiezione del film «Il figlio più piccolo».

Avati ha intrattenuto la platea degli studenti con molta simpatia e spigliatezza. Nell'incontro, moderato dal giovane regista Federico Rizzo (che ha diretto «Fuga dal call center»), Avati ha raccontato la sua storia prima della scoperta del cinema: «Ero un jazzista in una big-band a Bologna, ma quando è arrivato Lucio Dalla ho capito che lui aveva talento e io no, così ho desistito. Quanto l'ho invidiato, avevo pensato anche di ucciderlo...».

Dopo il tentativo fallito di entrare nel mondo della musica, il regista ha lavorato come dirigente della Findus, ma un giorno ha avuto la folgorazione: «Sono andato al cinema a vedere 8 e mezzo di Fellini e mi sono innamorato del cinema. Ai miei amici ho annunciato che avevo trovato la strada che avremmo dovuto intraprendere e così è stato». Una strada che dura da 40 anni e da una quarantina di film.

Avati ha parlato anche del cinema attuale: «Io non vado mai al cinema perché non ne voglio essere influenzato. Il mio sogno è che uno spettatore possa entrare in una sala a metà film senza sapere di che pellicola si tratti e riconosca subito un mio film. Il cinema attuale è per un'élite di spettatori, chi legge bene la realtà ormai è la televisione. È però anche vero che ora si fanno molti meno film in passato, da 350-400 si è passati a 70-80 all'anno in Italia, ma che dietro ognuno di questi c'è un'idea ben precisa, per cui ci sono meno film banali e inutili»

m.sanfilippo

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