Venerdì 05 Novembre 2010

Un minuto con Dante
Fortuna uguale «non vincere»

LA FORTUNA

IF VII, 88 ss.


Le sue permutazion non hanno triegue:
necessità la fa esser veloce;
sì spesso vien chi vicenda consegue.


Arrivati nel quarto cerchio dell'Inferno, Dante e Virgilio incontrano gli avari e i prodighi, due categorie di dannati accomunati dallo stesso cattivo rapporto con il denaro ed i beni materiali. Non è un caso che, rispondendo ad una precisa domanda del discepolo, Virgilio inserisca qui una interessante digressione sulla Fortuna.

A differenza della concezione classica, per Dante la Fortuna è una intelligenza angelica, ministra di Dio e da lui incaricata di sovrintendere alla distribuzione dei beni terreni. Gli uomini non possono conoscere i criteri in base ai quali opera nelle sue continue ed imprevedibili mutazioni, girando la sua sfera, cioè la ruota, simbolo di instabilità.

Agli uomini è chiesto di credere che queste sue azioni imprevedibili sono volte a nostro vantaggio, dal momento che molto spesso è proprio la mancanza di beni materiali a rivelarsi per noi il vero bene. In questa «logica» paradossale Fortuna non sarebbe vincere alla lotteria ma non vincere.

Enzo Noris

a.ceresoli

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