Lunedì 28 Novembre 2011

Un minuto con Dante
D'iracundia van solvendo il nodo

D'IRACUNDIA VAN SOLVENDO IL NODO

16. 16 Io sentia voci, e ciascuna pareva
16. 17 pregar per pace e per misericordia
16. 18 l'Agnel di Dio che le peccata leva.

16. 19 Pur "*Agnus Dei*" eran le loro essordia;
16. 20 una parola in tutte era e un modo,
16. 21 sì che parea tra esse ogne concordia.

16. 22 «Quei sono spirti, maestro, ch'i' odo?»,
16. 23 diss'io. Ed elli a me: «Tu vero apprendi,
16. 24 e d'iracundia van solvendo il nodo».


L'espressione “lasciarsi accecare dall'ira” esprime bene la condizione delle anime che Dante e Virgilio stanno per incontrare. L'incontro con gli iracondi viene descritto in modo insolito: il contrappasso di queste anime - costrette a procedere nell'oscurità di una fitta nebbia proprio perché in vita si sono lasciati accecare dall'ira- viene vissuto di persona da Dante stesso. Anche lui infatti si trova avvolto dalla fitta nebbia e procede come un cieco che si appoggia alla sua guida per non inciampare e cadere.

L'episodio rivela che anche Dante, non immune da questa tendenza all'ira, avverte il bisogno di purificarsi sottoponendosi alla stessa pena degli iracondi. Quando non si può contare sulla vista occorre affinare l'udito: Dante, mentre procede tenendosi in contatto con Virgilio, ascolta le voci delle anime che all'unisono intonano l'”Agnus Dei”.

Il canto corale degli iracondi esprime la concordia ritrovata dopo una vita di relazioni caratterizzate dall'aggressività e dalla violenza. Alla domanda di Dante sull'identità delle anime Virgilio risponde che si tratta di coloro che “d'iracundia van solvendo il nodo”: l'ira è paragonata ad un “nodo” che impedisce rapporti umani distesi, sereni.

Enzo Noris

a.ceresoli

© riproduzione riservata