Martedì 09 Ottobre 2012

Il film di Olmi su Papa Giovanni
Il regista: figura decisiva del '900

Non gli piace essere definito «regista cattolico», e in fondo ha ragione. Ermanno Olmi, classe 1931, bergamasco nato alla Malpensata e cresciuto a Treviglio, è uno dei grandi registi del cinema italiano. Nel 1964 girò un film, uscito nel 1965, dedicato a Papa Giovanni.

Si intitolava E venne un uomo.... Al di là delle qualità artistiche, resta un documento storico importantissimo per capire la figura di Giovanni XXIII. «Una figura di prim'ordine», ricorda Ermanno Olmi. «Perché, vede, l'elezione al soglio pontificio aveva scaraventato su un palcoscenico planetario un uomo che era l'antitesi della spettacolarità. Fino a quel momento Angelo Roncalli era un po' un oggetto misterioso».

In fondo, si sapeva poco anche della sua formazione religiosa: «Sì, anche perché era avvenuta in Bergamasca, quella sorta di Vandea italiana in cui la religiosità era già allora molto diversa dal resto del Paese, per non dire dell'Europa. Terra di principi cattolici saldi e solidi, ben ancorati a una tradizione mai messa in discussione».

Fu lui stesso, a presentarsi, nei primi cento giorni da pontefice: «Sì, la visita ai carcerati, in ospedale, la gente cominciò subito ad apprezzare i suoi gesti, il suo tratto. La sua figura sviluppava una sorta di magnetismo. La scintilla dell'innamoramento fu un tratto particolarissimo del suo carattere, quella che io definisco "quotidianità soccorrevole"».

Chiedete a un bambino quale sia il ricordo più bello della sua infanzia e vi dirà un abbraccio della mamma, una festa all'asilo, un amico, forse un gioco. Ma c'è chi vi risponderà: un film. Non un cartoon s'intende, ma un film o meglio un docu-film, oseremmo dire una pellicola cult.

Lui è un cinquantunenne bergamasco, i fotogrammi stampati nella sua memoria quelli di «E venne un uomo». E come dargli torto. A quattro anni ha vestito – forse inconsapevolmente a quel tempo – i panni del «piccolo Papa Giovanni», divenendo co-protagonista - per così dire - del celebre film di Ermanno Olmi. Fabrizio Rossi - che tra l'altro avrebbe proprio il desiderio di poter un giorno incontrare Olmi - non esita a confermare che quel periodo resta fra i ricordi indelebili della sua prima giovinezza.

«Mi rivedo il film almeno un paio di volte all'anno - aggiunge -. E lo faccio vedere ai miei figli. Mi dà sempre grandi emozioni». Rossi abita a Mapello.
«Il film - continua - di per sé mi pare ancora oggi un documentario, ma resta un'opera splendida perché fa vedere i luoghi del paese di Papa Giovanni».

«Noi Rossi abitavamo nella casa attaccata al palazzo dove nacque di Angelo Roncalli, in via Colombera. E lì che Olmi ha trovato me e i miei fratelli, Alberto, che allora aveva cinque anni (nel film, ruba una zucca a un contadino e poi corre a restituirla, ndr), e Giovanni, che ne aveva quasi dieci (il bimbo che va a studiare latino a Carvico dal parroco don Pietro Bolis ndr). Eravamo in scala, dal più piccolo, cioè io, al più grande e, siccome ci assomigliamo, eravamo perfetti per raffigurare le diverse età di Angelo Roncalli, quand'era ancora per tutti l'Angelì di Sotto il Monte».

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m.sanfilippo

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