Mercoledì 31 Ottobre 2012

Guerra bianca, col 4 Novembre
si ricordano «Le Tigri dell'Adamello»

È una storia di ricordi, di soffitte buie e casse piene di memorie, di appassionati studiosi che cercano cercano e, tra vecchi mobili e giocattoli si imbattono, in veri e propri documenti. È la mostra «Le Tigri dell'Adamello», legata al 4 Novembre.

Foto in bianco e nero che, tra gli scatti di un matrimonio e quelli di una vecchia vacanza, potrebbero quasi passare inosservate, ma che all'occhio esperto non sfuggono certo.

Perché queste immagini – ritrovate per l'appunto in un solaio di Monza all'inizio dello scorso decennio - hanno 90, quasi cent'anni ormai e raccontano una vicenda, ma sarebbe meglio parlare di una ferita, in grado di segnare i destini dell'Italia intera, oltre a quelli dei suoi protagonisti. Sono foto di montagna, di cime che, tra la Lombardia e il Trentino ospitarono gli alpini per tre lunghi anni, e furono il teatro della cosiddetta «guerra bianca» tra il 1915 e il 1918. L'autore è il capitano monzese Aldo Varenna, medaglia d'argento al valor militare che a Bergamo è legato a doppio filo.

Innanzitutto – e questo è il motivo contingente – perché da oggi e fino al 6 novembre le sue foto resteranno esposte, grazie alle federazioni provinciali di Bergamo e Sondrio dell'Istituto del Nastro azzurro e al gruppo studi «Plotone grigio», nella sala Simoncini di Palazzo Frizzoni. In secondo luogo c'è una ragione storica dato che proprio Varenna fu commilitone di quel Natale Calvi, meglio conosciuto come Nino, originario di Piazza Brembana, decorato con una duplice medaglia d'argento e una di bronzo al valor militare e ricordato assieme ai fratelli proprio col monumento a due passi dalla sede del Comune in piazza Matteotti.

«L'iniziativa – ha sottolineato ieri il sindaco Franco Tentorio durante la presentazione della mostra "Le trigri dell'Adamello" inaugurata il 31 novembre alle 18 – si inserisce nelle celebrazioni per il 4 novembre e intende ribadire ancora una volta i valori che contraddistinguono Bergamo e che derivano direttamente dalla tradizione garibaldina: amor patrio, spirito di volontariato e spirito di sacrificio». In tutto una quarantina di immagini, più diverse testimonianze documentali, che ci riportano tra i ghiacci dell'Adamello, per rivivere uno spaccato della durissima vita delle truppe sul quel fronte tanto ostile: «Il valore di questi scatti – aggiunge Vito Mirabella, presidente della federazione provinciale dell'Istituto Nastro azzurro – sta proprio nella loro spontaneità, nel carattere ingenuo e nella prospettiva personale che, in una sorta di connubio tra mente e cuore, riescono a trasformarli in uno strumento di memoria collettiva».

L'esposizione, dicevamo, sarà al centro delle celebrazione per il 4 novembre. Per il resto il copione è quello consueto. Si comincerà alle 9 con la posa delle corone d'alloro in Rocca; alle 10,15 è previsto l'omaggio al monumento ai Fratelli Calvi in città bassa, mentre alle 10.30 prenderà il via la cerimonia in piazza Vittorio Veneto alla quale parteciperanno autorità politiche e militari. L'ammainabandiera è previsto per le 17; il prologo si avrà però il 1 novembre, quando al termine della Messa in suffragio dei defunti presso la chiesa di Ognissanti al Cimitero civico, verrà deposta una corona d'alloro sulle tombe dei «veterani e dei reduci delle patrie battaglie», mentre presso il mausoleo si renderà onore ai caduti di tutte le guerre.

r.clemente

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