Martedì 02 Giugno 2009

Non è pubblicità, sui cartelloni
ecco l'arte del medico pittore

Un'arte diversa, non tanto per i contenuti che possono piacere o meno ma che in ogni caso trovano la loro dignità come espressione più intima di chi li ha prodotti. Un'arte diversa soprattutto per il modo in cui viene proposta. Perché a giudicarla, in questo caso, non saranno i galleristi e non saranno nemmeno i giornalisti e i critici dall'alto delle loro piccole-grandi e a volte pure un po' spocchiose cattedre. A commentare e a esprimere le emozioni nate davanti alle opere di Domenico Palumbo - artista di origini milanesi, ma bergamasco di adozione visto che vive a Lurano dagli Anni '90 e lavora in città come fisiatra responsabile dell'Unità operativa del dipartimento di riabilitazione del «Don Orione» - sarà direttamente il pubblico inteso nella sua accezione più ampia. In fondo l'arte, la vera dimensione creativa, sta anche qui, in questo modo innovativo di presentare il proprio lavoro.

Nella fattispecie, un grande tabellone di quelli che in genere ospitano le affissioni, proprio lì a due passi dall'Oriocenter, dove l'immagine e la pubblicità sono tutto, ma che in questo caso cedono una parte delle loro infinite potenzialità all'arte. Come? Semplice: in pratica Palumbo, tramite un accordo con Publionda, società di Trezzo sull'Adda che gestisce questi spazi, ha ottenuto di poterli utilizzare per esporre le proprie opere in formato maxi nel momento in cui gli stessi tabelloni non sono occupati da affissioni e quindi sarebbero destinati a offrirsi nella loro desolante superficie bianca.

Per il momento, oltre a «Griglia con insetti», allestita con un bel 9 per 6 appunto a Oriocenter, di installazioni in città ce n'è solo una lungo la circonvallazione Fabriciano («Sagome»), ma allargando un po' l'orizzonte altre cinque opere hanno già fatto la loro comparsa nei mesi scorsi tra Segrate, Vimercate, Pioltello e Cernusco sul Naviglio. Accanto a ciascun allestimento, l'indicazione di un sito web (www.comunicarte.com) che, nelle intenzioni dell'artista, dovrebbe consentirgli di creare un legame diretto con quanti desiderano commentare le sue opere.

«Questo - spiega Domenico Palumbo - rappresenta il tentativo di svincolarsi da spazi ristretti, asfittici, poco fruibili e accessibili a pochi. L'arte deve essere a disposizione di molti se non di tutti. Per questo gli artisti dovrebbero cercare nuove strade per comunicare, trascendendo l'usuale e vetusto concetto di "area espositiva". La pubblicità stradale può essere considerata in questo caso l'estensione per eccellenza dell'elitaria e convenzionale galleria d'arte, anche e soprattutto perché consente di aprire un nuovo canale comunicativo fra l'artista e l'osservatore».

Non si tratta di un'intuizione nata da un giorno all'altro. A questo progetto Palumbo è arrivato dopo un lungo percorso nel quale arte ed esperienze personali hanno sempre rappresentato un tutt'uno. In fondo non servirebbero nemmeno i cenni biografici per capire come la vicenda di questo medico-artista abbia vissuto un'altalena di alti e bassi, come nel suo svolgersi abbia dovuto metabolizzare gioie, ma anche traumi profondi, primo fra tutti la scomparsa, nel 2007, della moglie Camilla Piaggio, conosciuta solo pochi anni prima. Basterebbe semplicemente osservare la sua produzione varia e complessa, a volte solare, a volte molto più sofferta e intrisa di angoscia. Anche la professione medica ha giocato, da questo punto di vista, un ruolo fondamentale. «Soprattutto negli anni dell'Università - racconta Palumbo che ha iniziato prestissimo ad avvicinarsi al mondo dell'arte da autodidatta all'età di 15 anni - venni a contatto con la sofferenza e la devastazione del corpo umano legata alla malattia. Era stato il mio interesse verso l'uomo, verso la sua essenza più profonda, a condurmi in quella direzione e a quel tipo di studi». E proprio da quegli studi la stessa attenzione uscì ulteriormente rafforzata.

Il risultato sul versante artistico sono figure contorte realizzate in quel periodo con svariati materiali - dalla moquette alla tela, dagli smalti alla vernice spray -, mentre sul fronte medico, scelto ormai come professione, è l'approccio nei confronti dei pazienti a beneficiare di una sensibilità del tutto eccezionale. Medicina e arte, arte e medicina. Nella vita di Domenico Palumbo i due binari sono ormai questi. Viaggiano paralleli e, a volte si intrecciano, proprio come ai tempi dell'Università, anche se, come si diceva, a influenzare la sua produzione contribuiscono soprattutto gli eventi traumatici. Un altro esempio? Nel 2003, quando un incendio manda letteralmente in fumo le opere firmate fino a quel momento dall'artista e conservate nell'abitazione di Lurano. Un brutto colpo, ma anche un'autentica svolta sul piano artistico. «Da quel momento - spiega ancora Palumbo - non sono più riuscito a utilizzare superfici solide come tele, legno, faesite. L'unico supporto su cui ancora sono in grado di dipingere è la carta che distruggo però subito dopo aver fotografato l'opera. Di conseguenza ciò che resta della mia produzione più recente sono solo i file informatici».

Da qui l'altra svolta. Perché in fondo l'idea di far conoscere le proprie opere «on the road» senza alcuna intermediazione, attraverso i giganteschi cartelloni pubblicitari senza questo passaggio non sarebbe arrivata o comunque avrebbe, con ogni probabilità, richiesto tempi diversi. Invece i file si sono rivelati perfetti all'utilizzo su grandi formati e nella prospettiva per cui «il quadro non viene più considerato l'opera finale dell'artista, ma solo una tappa in un processo creativo più ampio». Anche la prematura scomparsa di Camilla Piaggio ha certamente influenzato questo percorso. Perché nella grande sofferenza per la perdita della compagna Palumbo ha comunque trovato «la forza e la volontà di dare forma concreta, visibile al cammino d'amore e d'arte intrapreso con lei». Prima con un omaggio intimo: un volume, accompagnato dalle poesie della giovane moglie. Ora con questi giganteschi «quadri» che l'artista intende regalare a chiunque si emozioni trovandoseli di fronte.

fa.tinaglia

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