Anna Maria Guarnieri e Marilù Prati al Donizetti con «Arsenico e vecchi merletti»

Continua la stagione di Prosa del Teatro Donizetti con «Arsenico e vecchi merletti» con Anna Maria Guarnieri e Marilù Prati in scena da martedì 1 a domenica 6 febbraio.

Anna Maria Guarnieri e Marilù Prati al Donizetti con «Arsenico e vecchi merletti»
Marilù Prati e Anna Maria Guarnieri
(Foto di Benedetta Folena)

È «Arsenico e vecchi merletti» , classico della commedia e capolavoro della comicità teatrale e cinematografica, il prossimo titolo della Stagione di Prosa della Fondazione Teatro Donizetti, in programma da martedì 1 a domenica 6 febbraio (ore 20.30, domenica ore 15.30). A portarlo in scena sul palcoscenico del Teatro Donizetti saranno due Signore del teatro italiano: Anna Maria Guarnieri e Marilù Prati . Completano il cast: Maria Alberta Navello, Leandro Amato, Totò Onnis, Luigi Tabita, Tarcisio Branca, Bruno Crucitti, Francesco Guzzo, Daniele Biagini, Lorenzo Venturini. Regia di Geppi Gleijeses. Scene di Franco Velchi. Costumi di Chiara Damato. Musiche di Matteo D’Amico. Artigiano delle luci Luigi Ascione. Produzione Gitiesse Artisti Riuniti. Durata 2 ore e 15 minuti senza intervallo. Biglietti da 15 a 38 euro; ridotti da 12 a 30 euro.

Scritta nel 1939 dal drammaturgo statunitense Joseph Kesselring e nota principalmente per l’adattamento cinematografico del 1944 diretto da Frank Capra, con Cary Grant protagonista, Arsenico e vecchi merletti è una pièce che non conosce l’invecchiamento: nel suo allestimento, Geppi Gleijeses ha ripreso la regia del grande Mario Monicelli e a lui dedica lo spettacolo. Racconta lo stesso Geppi Gleijeses: «Nel 1992, da una delle migliaia di stanze d’albergo in cui ho soggiornato in una delle mie tante tournée, ebbi la sfacciataggine di telefonare a Mario Monicelli per proporgli la regia di Arsenico e vecchi merletti. Mi disse subito di sì, senza esitazioni.

Era la sua prima vera regia teatrale e fu l’inizio di un grande sodalizio. Lo spettacolo fu uno straordinario successo. Masolino D’Amico curò la traduzione che anche oggi adottiamo. La scena era di Franco Velchi e qui, con alcuni importanti cambiamenti studiati con Michele Gigi, la riproponiamo, come i costumi che ora come allora erano e sono (con varie modifiche) di Chiara Donato, e come le musiche di Matteo D’Amico. Le luci, fondamentali, all’epoca firmate da Sergio Rossi sono oggi, decisamente diverse, dell’artigiano della luce Luigi Ascione, da più di vent’anni mio complice. Le due ziette erano Regina Bianchi e Isa Barzizza: meravigliose. Ma questo è certamente un altro spettacolo, diverso per stile e per tipo di approccio».

Prosegue il regista, attore, drammaturgo e produttore napoletano: «È difficile catalogare, inserire in un genere Arsenico e vecchi merletti. Non è una farsa macabra, né una satira del giallo. Appartiene certamente a una tipologia di commedia da noi poco praticata e di cui non abbiamo riscontri autoriali: «il Brillante». Ci potrebbero forse sovvenire autori come Aldo De Benedetti, o Sabatino Lopez, frequentati ormai pochissimo ma in auge verso la metà del secolo scorso, qualche rara perla di Luigi Pirandello (Ma non è una cosa seria) o di Diego Fabbri (La Bugiarda). Il motivo: per tradizione autoriale o eredità diretta, i nostri generi sono tragedia e farsa.

E la nostra farsa discende dai rami della Commedia dell’Arte. Io ho dedicato tante stagioni della mia carriera a questo genere così poco coltivato dai nostri autori, attori, registi. Ho interpretato Feydeau, Noel Coward, George Bernard Shaw, Oscar Wilde. Ed accanto a loro ricorderei Labiche, Kaufman e Hart e, più vicini a noi, Neil Simon, Michael Frayn e una delle tante facce di Woody Allen. Ma tanti anni fa avevamo molti straordinari attori specializzati nella commedia brillante: pensiamo a Sergio Tofano, Ernesto Calindri, Sara Ferrati, Franco Scandurra, Franco Volpi, Rina Morelli, Dina Galli... E poi Arnoldo Tieri, Alberto Lionello e Johnny Dorelli. Oggi potremmo pensare a Maurizio Micheli, Angela Finocchiaro e pochissimi altri. Eppure, questo genere da noi quasi dimenticato ci ha donato delle perle rare se non rarissime. La catalogazione impossibile dell’opera oscilla per me tra Dark Comedy e Giallo-Rosa. Ma non è poi così importante. Il suo autore, Kesselring, ci ha regalato quest’unica perla, ma veramente preziosa».

La vicenda narrata in Arsenico e vecchi merletti ha come protagonista lo scrittore e critico teatrale Mortimer Brewster, ex scapolo convinto. Mortimer torna a casa dalle zie Abby e Martha per raccontare del suo fresco matrimonio con Elaine Harper, ma scopre che le due amabili e anziane ziette “aiutano” quelli che affettuosamente chiamano i “loro signori”, ossia gli inquilini ai quali affittano le camere, a lasciare la vita con un sorriso sulle labbra. Abby e Martha offrono alle loro vittime del vino di sambuco corretto con un miscuglio di veleni e le seppelliscono nel Canale di Panama, la cantina di casa dove il fratello di Mortimer, Teddy (che crede di essere Theodore Roosevelt), scava e ricopre di continuo nuove buche per occultare i cadaveri.

Deciso a porre fine alla pazzia delle due zie e del fratello, Mortimer cerca di far internare Teddy in una casa di cura, ma i suoi piani vengono sconvolti dall’arrivo dell’altro fratello Jonathan, un efferato pluriomicida i cui lineamenti sono stati rovinati a seguito dei numerosi interventi di chirurgia plastica subiti. Anche Jonathan, che è accompagnato dal suo fidato amico, il dottor Einstein, ha un cadavere di cui disfarsi e tenta di seppellirlo nella cantina, per poi cercare di eliminare anche il fratello Mortimer. Ormai credutosi l’ultimo erede di una famiglia di pazzi maniaci, Mortimer cerca di allontanare da sé Elaine per il timore di farle del male, ma poco prima della partenza di Teddy per la clinica, le due zie (che intendono seguire Teddy nella casa di cura) rivelano che in realtà Mortimer è il figlio illegittimo di una domestica che era andata a lavorare in casa Brewster poco prima che Mortimer nascesse. Colmo di felicità per la scoperta, Mortimer annuncia la notizia alla moglie.

Biglietteria al Teatro Donizetti Piazza Cavour, 15 - Bergamo Tel. 035.4160 601/602/603
Apertura al pubblico: da martedì a sabato dalle 13.00 alle 20.00 (festivi esclusi)

La domenica, nei giorni di spettacolo, la Biglietteria è aperta a partire da un’ora e mezza prima la rappresentazione.

L’accesso a teatro è consentito ai possessori di Green Pass Rafforzato, con obbligo di indossare mascherina FFP2.

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