Giovedì 31 Luglio 2014

Claudia racconta

gli anni con Celentano

La copertina di «Due guerrieri innamorati»

«L’amore, la gelosia, la ribellione, la trasgressività, l’allegria, l’incoscienza, la testardaggine... E tu che dopo soltanto un giorno dal nostro incontro ad Amalfi, in una notte ventosa, mi proponesti di fare “braccio di ferro” perché secondo te io ero la più forte. “Hai dei bei muscoli,” mi dicesti tastando il mio bicipite che invece era magrissimo. Era un modo per cercare di baciarmi senza scadere nel solito bacio da fumetto. Naturalmente mi lasciasti vincere per avvicinare il tuo viso al mio e così ci demmo il primo dolcissimo e imbarazzante bacio. Il primo di milioni di baci che ancora oggi ci diamo. Sì, perché ancora oggi abbiamo l’abitudine, tu più di me, di baciarci».

Che siano un milione o solo 24 mila poco importa, è comunque molto carino questo libretto che Claudia Mori dedica alla «coppia più bella del mondo», ovvero lei e il suo «ragazzo ribelle», Celentano, uno strano esempio di unione uomo-donna che da cinquant’anni funziona, tra alti e bassi naturalmente, disastri e ritorni, ma in fondo sono sempre e solo cose belle, tra quei due lì.

Due che si salutano prima di dormire con questa formula: «Buona notte. Che Dio ti benedica. Con la scorza e la mollica!». E forse è proprio in questa semplice, allegra, francescana chiusa di ogni giornata descritta nella prima pagina il segreto vero della stabilità di coppia, un piccolo gesto quasi infantile che ha la forza delle cose che non s’arrestano, non s’incagliano sugli scogli della vita.

«50 anni di matrimonio + 2 di fidanzamento», e ora Claudia li vuole un po’ raccontare, felici e tristi: «La vita non ci ha risparmiato quasi niente. Ma è giusto così». Vuole raccontare il suo ragazzo «distratto, ma quando vuoi attento, capace di ricordare ogni cosa», geloso come un Otello (un giorno tagliò tutte le sue minigonne), il loro matrimonio segreto, celebrato alle 3 di notte a Grosseto, la lettera d’amore di 32 pagine fatta recapitare da Adriano in tassì da Roma alle Dolomiti (non c’erano ancora le email), e poi di Dio, dei cazzotti in faccia e dei tre figli...

Lei lo ama ancora perché è «la persona che mi fa ridere più di tutti al mondo!». Perché a 76 anni è ancora «bellissimo. Luminoso, intelligente, strano, bizzarro, gioioso». Difetti? «Be’, tanti ovviamente, ma che non rivelerò mai. I pregi però sono ampiamente più significativi e numerosi».

E chi la lascia, Adriano, una donna così?n
Carlo Dignola

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