È morta l’attrice Franca Valeri  Il 31 luglio aveva festeggiato 100 anni

È morta l’attrice Franca Valeri
Il 31 luglio aveva festeggiato 100 anni

Franca Valeri si è spenta domenica mattina 9 agosto nella sua casa di Roma intorno alle 7.40, circondata dall’affetto della famiglia.

Franca Valeri si è spenta domenica mattina nella sua casa di Roma intorno alle 7.40, circondata dall’affetto della famiglia. Il 31 luglio aveva festeggiato i 100 anni.

Questo l’articolo che le avevamo dedicato il 20 luglio scorso alla vigilia del suo compleanno a firma di Francesco Mannoni.

«Una volta Franca mi disse: spero di festeggiare il mio centesimo compleanno debuttando con la mia ultima commedia. Questo a causa del coronavirus non sarà possibile perché i teatri sono chiusi. Ma lei non ama che le ricordino l’età: ogni volta che compie gli anni e i media ne parlano diffusamente, dice: “Ma perché? Non è elegante parlare dell’età d’una signora». Franca è Franca Valeri, pseudonimo di Franca Maria Norsa (nata Milano il 31 luglio 1920), attrice, sceneggiatrice di teatro e di cinema, famosa per la sua lunga carriera di caratterista in campo cinematografico, teatrale, radiofonico e televisivo. Fra dieci giorni compie cent’ anni vissuti tutti all’insegna del lavoro, dell’intuizione scenica, della grande capacità di interpretare i suoi simili.

Franca Valeri

Franca Valeri

Franca Valeri ha lavorato con i maggiori registi e attori italiani. La racconta l’attrice Patrizia Zappa Mulas, nipote del grande fotografo Ugo, milanese come la Valeri, di cui è amicissima, confidente e autrice della post-fazione del libro di «Tutte le commedie» di Franca Valeri riproposto per l’occasione dalla casa editrice La Tartaruga (672 pagine, 22 ). «Quando facevamo le tournée teatrali - ricorda - venivamo fermate da decine di ammiratori anche giovani che chiedevano di fare una foto con lei. Un giorno mi disse: “Che orrore, l’Italia si sta riempiendo di orribili foto di me per strada”».

Che donna è questa grande attrice? «Franca è una regina. In scena ha una sovranità, una grande autorevolezza e un equilibrio psichico formidabile. É una donna fortissima, non ha alcuna paura, ed è capace di uno sguardo ironico su tutto. É una regina nel senso che lei organizza, dirige, gestisce i suoi amici e le sue attività teatrali con una forza solida. Come amica è spiritosissima, ma non nel senso di uno che si fa in quattro per attirare l’attenzione. Ascolta molto, e poi fa la sua sintesi. Durante la guerra suo fratello e il padre ebreo scapparono, e lei restò con la madre a Milano in via Rovello e si salvò grazie a un documento falso in cui risultava “figlia di Nn”. Per circa tre anni non ebbero notizie del padre e del fratello. Quando tornarono, i due erano distrutti. L’unica che non era distrutta era Franca che, non avendo potuto frequentare l’università per il timore delle leggi razziali, lesse tutto Proust e studiò tutto quello che poteva.

Poi di lauree ne ha avute due ad honorem». Com’ è stata la sua vita sentimentale? «Ha amato due soli uomini: Vittorio Caprioli, sposato nel 1960, dal quale si è separata consensualmente. Con lui aveva fondato il Teatro dei Gobbi assieme ad Alberto Bonucci prima e poi a Luciano Salce. A Parigi ottennero un grande successo e un critico francese definì Franca “l’antenata di Molière”, non una pronipote. Riconobbe nella sua comicità il modello dei comici italiani a cui si riferì Molière per fare il suo teatro. Il secondo uomo della sua vita è stato Maurizio Rinaldi, direttore d’orchestra, che morì giovane nel 1995. Non ha avuto figli, e anni fa ha adottato Stefania Bonfadelli, una cantante lirica. Franca è una grande appassionata di lirica e nella sua carriera si è dedicata anche alla regia operistica. Ha avuto per amici grandi intellettuali francesi, e fra i colleghi di lavoro adorava Vittorio De Sica, da cui ha imparato moltissimo e che stimava tantissimo, Giuseppe Patroni Griffi e Franco Zeffirelli. Ma con chiunque lavorasse, si è sempre trovata bene con tutti». Secondo lei dà il meglio di sé in teatro o al cinema? «Non si possono fare distinzioni, un attore è sempre un attore.

Nel teatro classico, Shakespeare e Molière erano attori. I grandi drammaturghi sono stati attori. La distinzione tra attore, scrittore, regista è un fenomeno culturale del Novecento. Il teatro è un mestiere organico, e io sono convinta che la grandezza di attrice di Franca nasca dal fatto che è anche una grande scrittrice. I suoi personaggi li crea su di sé, negli sketch delle sue commedie si vede il mestiere dell’attore, e questo ne fa una grande drammaturga. C’è da dire che la commedia è un genere poco frequentato dalle donne nella storia. Le donne hanno scritto poesie e romanzi e diari, ma la commedia è stata sempre un genere virile. L’unica eccezione è Jane Austen, che ha scritto romanzi che sono commedie.

La commedia, essendo un tipo di drammaturgia legata all’analisi del costume, del comportamento della società contemporanea all’autore, esige uno sguardo oggettivo, distaccato, ironico che Franca ha al sommo grado, perché è prima di tutto un’osservatrice formidabile». Cos’ è la comicità per lei? «Un atto di sintesi, un fenomeno che deve raccogliersi in pochissime sillabe, in una battuta. Oggi quasi tutta la comicità è parodia: si prende un personaggio politico o un nome famoso, lo si imita e si fa la parodia. La vera commedia è quella che descrive non una realtà che c’è già, ma intuisce una tendenza. Come nel teatro tragico si va in profondità nei grandi dilemmi della psiche umana, nelle commedie si va in profondità nelle tendenze della società. E in questo Franca è una grande drammaturga, anche se da giovane fu bocciata alla scuola d’arte drammatica di Roma». I personaggi più importanti creati da Franca Valeri? «Sono tre: la Signorina Snob, ricca, stupida e spiritosa, mondana, frivola, con momenti di idiozie e colpi di genio; la popolana romana signora Cecioni, e la Cesira, la manicure milanese sempre infelice sul piano sentimentale. Queste sono le tre maschere nuove che Franca ha inventato.

Nella seconda metà del Novecento, a parte tutta la tradizione napoletana di Totò ed Eduardo De Filippo, oltre a lei, solo Paolo Villaggio ha inventato due nuove maschere: Fracchia e Fantozzi. La Signorina Snob, la signora Cecioni e Cesira rivivono poi in qualche modo in tutti i suoi film e in tutte le sue commedie. Chi ritorna più spesso è la Signorina Snob, che secondo me è il capolavoro di Franca. La chiave del suo successo di attrice è di tipo vocale. Da bambina un amico di suo padre la portava all’opera e lei sentendo i cantanti s’ è formata un orecchio musicale formidabile: una delle caratteristiche che le hanno garantito il successo, anche televisivo, era proprio l’intonazione e i ritmi della sua voce. Una volta, eravamo in tournée a Brescia con “Le serve” di Genet, una sua amica venne a trovarla e le raccontò che aveva conosciuto il grande pianista Arturo Benedetti Michelangeli: durante una lezione di musica a un allievo che gli chiedeva come si studiano le pause del pianoforte, rispose: “Studiate le pause degli sketch di Franca Valeri”». Fra le commedie che ha scritto, qual è la sua preferita? «”Le catacombe “, la più molièriana di tutte. C’è una figura di donna, manager efficientissima, che ha un marito debole, e lei si occupa anche delle sue amanti e le gestisce in modo manageriale. Assolutamente geniale. Alla fine il marito, resosi conto che lei è una donna straordinaria, le professa il suo amore, ma lei ci scivola sopra dicendo: “Per carità l’amore! Ho già troppo da fare”.

Questa è la figura della donna di spirito, che Goldoni ha elaborato nella “Locandiera”: una donna per la quale l’amore diventa un elemento di debolezza, che alla fine viene rifiutato». Come scrittrice teatrale ha un suo spazio ben definito? «Le commedie di Franca si inseriscono nella storia del teatro oltre che nella storia della letteratura italiana, perché lei è stata anche una delle grandi modernizzatrici della nostra lingua grazie alla caduta del linguaggio retorico, anche in televisione, alla brillantezza delle parole e del ritmo: è una delle scrittrici che ha creato la lingua italiana contemporanea, insieme ai suoi coetanei Flaiano, Brancati, Moravia, Arbasino».


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