Gli Zatopeks sul palco dell’Edoné «Suoniamo punk per combattere l’odio»
Gli Zatopeks

Gli Zatopeks sul palco dell’Edoné
«Suoniamo punk per combattere l’odio»

A pochi mesi di distanza dalla partecipazione al Punk Rock Raduno che li ha visti grandi protagonisti sul palco dell’Edoné, tornano gli Zatopeks per un tour esclusivo italiano. L’appuntamento è mercoledì 1 febbraio.

Il loro suono distintivo influenzato dal punk anni 70, dal rock n roll, dal pop-punk, dal rock e dal folk è difficile da comparare ad altri gruppi, soprattutto per i potenti, poetici e penetranti testi di Will De Niro che parlano di vari temi, dalla filosofia all’amore, dalla morte al tempo.

Inghilterra e Punk-Rock. Viene di solito ritenuta un’accoppiata perfetta, quasi come pane e burro. Ultimamente però, non molti gruppi Punk provenienti dal Regno Unito fanno tour sia in Europa che negli USA, producendo anche dischi. È così? E se sì, perché? «Penso che in questo momento la scena Punk in Gran Bretagna sia davvero buona e piena di eccellenti band. Questo mondo è cambiato molto da quando abbiamo iniziato, quando sembrava che alla gente interessasse soltanto seguire i gruppi americani, mentre ora ci sono molte band inglesi valide, come Murderburgers, Kimberly Steaks, Wonk Unit e Muncie Girls, fra le altre. Ma forse dato che ci sono più possibilità di suonare in Gran Bretagna, molte di loro non ce la fanno ad avere successo anche oltreoceano. Non ne sono certo però. Suonare in USA costa decisamente di più ed è molto più difficile riuscire a farlo, quindi probabilmente è per questo che a molte band non interessa farlo».

Sentite una sorta di legame con la storia del punk inglese? «Di sicuro è bello venire da un luogo dove sono nate tante band punk storiche e personalmente abbiamo avuto occasione di suonare con gruppi e musicisti che avevano preso parte alla scena punk delle origini. Allo stesso tempo, però, il punk è cambiato moltissimo e penso che sia più importante che la gente continui a fare musica sempre nuova, sia solamente per divertirsi sia anche per stimolare chi la pensa in modo diverso, e in questo caso non conta davvero da che il tuo Paese di provenienza abbia o meno una grande storia punk alle spalle».

Brexit. Cosa ne pensate? «Nessuno di noi pensava potesse davvero succedere. Anche se sono certo che alcune persone abbiano avuto delle buone ragioni per votare cosi, è triste che così tanta gente abbia votato per motivi xenofobi o solo per protestare contro il governo senza pensare alle conseguenze (decisamente serie)».

In generale, pensate/pensi che una band punk rock possa ancora avere uno spirito politico? E come? «Assolutamente sì. Penso che le band punk abbiano più opportunità di altre di usare i loro testi e i loro messaggi per spingere chi le ascolta a pensarla in modo diverso rispetto a molte cose. Ma credo che ci sia anche molto spazio per gruppi che invece fanno musica per puro divertimento».

Trump. Siete stati in tour ed avete pubblicato dei dischi negli Stati Uniti. Cosa ne pensate di quello che sta succedendo, e quale tipo di musica può fermare o prevenire questa ondata di odio? «È veramente inquietante! Davvero, non so cosa altro dire. Inoltre noi nel Regno Unito abbiamo un problema in più legato alla Brexit, dato che il nostro primo ministro non sa bene se appoggiare Trump quando quest’ultimo dice e fa cose chiaramente sbagliate. Abbiamo alcuni pezzi più politici che non suoniamo da un po’ ed abbiamo pensato di suonarli proprio in occasione dell’ultimo tour. Non posso fingere però che questo sia davvero utile a prevenire l’ondata di odio. Ma credo che quello che serve davvero sia essere il più possibile aperti a tutti, per contrastare l’atteggiamento di Trump, della May e degli altri come loro, oltre che fare tutto ciò che possiamo per aiutare coloro che vengono isolati ed emarginati dalle politiche dei nostri governi».

Negli ultimi tempi cosa pensate che sia il meglio in fatto di musica, arte ecc prodotto in Inghilterra? «Oltre ai gruppi che ho citato poco fa adoro anche i Cyanide Pills, Lucy and the Rats, the Exhausts e Los Pepes».

Conoscete Bergamo? Cosa vi aspettate dal live di mercoledì? «Conosciamo Bergamo e ci piace tantissimo! Abbiamo suonato qui per la prima volta al Pacì Paciana con gli Apers nel 2006, e di nuovo poco tempo fa al Punk Rock Raduno l’estate scorsa: entrambe le volte ci siamo divertiti un sacco! È un posto bellissimo e non vediamo l’ora di mangiare altri casoncelli!»


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