Martedì 02 Settembre 2014

Il «Vangelo secondo Matteo»

Capovilla: così è nato il film di Pasolini

«Alla cara, lieta e familiare memoria di Giovanni XXIII»: si apre con questa dedica il film di Pier Paolo Pasolini «Il Vangelo secondo Matteo», anche se il film nasce proprio dal mancato incontro tra il cineasta e il pontefice bergamasco.

È questo uno dei tanti episodi che sono riaffiorati nel corso del convegno internazionale intitolato «50 anni fa “Il Vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini», dedicato all’anniversario della presentazione veneziana del film, organizzato dalla Fondazione Ente dello Spettacolo in occasione della Mostra del Cinema (dove il film di Pasolini vinse il Premio Speciale della Giuria e il premio dell’Office Catholique International du Cinéma – oggi Signis), presso lo spazio della Fondazione all’Hotel Excelsior al Lido di Venezia.

Introdotti da don Enrico Maffeis, sono intervenuti l’attore Enrique Irazoqui (interprete nel ruolo di Gesù), Tomaso Subini, Michèle Debidour, Emiliano Morreale, Paride Leporace, Mimmo Calopresti.

In chiusura è stata presentata una video-intervista esclusiva di sette minuti al cardinale Loris F. Capovilla realizzata da monsignor Dario E. Viganò, direttore del Centro televisivo vaticano. È proprio il cardinale Capovilla a ricostruire la nascita di quello che oggi viene considerato un vero e proprio capolavoro, datandola al 4 ottobre del 1964. Come spiega nell’intervista, lui stesso aveva accompagnato Papa Roncalli nell’ormai celebre viaggio pastorale a Loreto, che poi fece tappa anche ad Assisi. Lì don Giovanni Rossi, fondatore dell’associazione Pro Civitate Christiana, aveva organizzato un convegno con esponenti della cultura, intellettuali e registi italiani. Tra questi c’era anche Pier Paolo Pasolini. Don Giovanni Rossi – ricorda Capovilla – invitò Pier Paolo («lo chiamava infatti così, affettuosamente, per nome») a unirsi a loro che andavano a incontrare il Papa. Pasolini disse di no: «Non per dispetto – sottolinea Capovilla – ma così, normalmente».

La sera, tornati dall’incontro, don Giovani Rossi disse a Pasolini: «Spero non ti dispiaccia se quando abbiamo ricevuto la benedizione, abbiamo pensato anche a te». «Grazie – rispose Pasolini – perché anch’io ho pensato a voi». Nel frattempo infatti il regista aveva letto il Vangelo secondo Matteo che aveva trovato nella sua camera, e aveva immaginato di farne un film «ma solo - disse il regista – se mi aiuterete» ricorda Capovilla: «Non voglio fare niente - aggiunse – che offenda la vostra fede. Io non sono un credente e sono anche marxista, questo film lo faccio solo se mi aiutate».

«Quando il film fu terminato, racconta padre Riccardo Lombardi, lo vide a Venezia il cardinale Urbani, che era stato un professore di Biblica e rimase un po’ perplesso, condividendo le critiche che erano state mosse al film. Ma – continua il cardinale Capovilla nell’intervista – una volta tornato a casa Urbani rilesse il Vangelo secondo Matteo con ancora nella testa le immagini del film, trovando invece che Pasolini aveva correttamente interpretato la figura, le parole e i gesti di Gesù. Lombardi rimase un po’ incerto ma io – ricorda Capovilla – dissi che mi piaceva che la cosa fosse stata trattata con tanto rispetto; forse Pasolini fece un po’ fatica nella sequenza della Resurrezione, ma questo resta un grosso documento, un gesto di intelligenza e di amore».

Curioso anche il ricordo del film da parte dell’attore che interpretò Gesù, Enrique Irazoqui, allora un semplice studente spagnolo che viveva a Roma, che ha confessato di non aver mai visto il film perché, ha detto: «Non sopporto di vedermi sullo schermo». Per lui fu una vera e propria avventura umana, prima ancora che cinematografica.

Anni dopo la realizzazione del film, Pasolini dichiarò che quello di fargli trovare in camera come unico libro il Vangelo era stato un «benevolo agguato» da parte degli amici della Pro Civitate Christiana.

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