Pienone in centro per la «Donizetti Night» Nel segno del maestro – Foto e video
La Donizetti Night (Foto by Yuri Colleoni)

Pienone in centro per la «Donizetti Night»
Nel segno del maestro – Foto e video

È la notte più lunga dell’anno, quella dedicata al maestro Gaetano Donizetti. Il centro di Bergamo si riempie di musica e di persone. In migliaia hanno partecipato all’atteso evento per celebrare il compositore bergamasco.

Da Piazza Pontida a Piazzetta Santo Spirito. Tutto in una Notte. Per i piccoli e per i grandi. Tutto intorno al teatro che nei prossimi anni verrà completamente ristrutturato per diventare un fiore all’occhiello della città e dell’Italia patria dell’opera. Francesco Micheli, anima, direttore artistico e mente-cuore di una «Donizetti sempre più Revolution» non si nasconde: «la tensione è tanta, non siamo stanchi di più, di più». C’è anima e trepidazione per un’iniziativa che non ha alcun precedente, non solo a Bergamo ma anche nelle altre città italiane, fatto salvo a Macerata, dove ancora Micheli direttore artistico ha intrapreso la «Notte bianca dell’opera».

«Quando l’abbiamo fatto in Città Alta c’era un altro contenitore: all’interno delle mura le vie sono più strette, le dimensioni più ridotte. È una situazione più protetta e confortevole. Ci sentivamo più sicuri nel fare l’operazione. In Città Bassa la dimensione è più “ democratica” ma l’effetto è diverso. Ma non potevamo non far festa al Donizetti, dovevamo scendere in Città Bassa».

Nel cuore della «Donizetti Night», alle 22 in pieno centro (viale Roma), va in scena un pezzo di «Cantiere Opera». S’intitola «Gaetano Donizetti ovvero Matti da slegare» di e con Elio e Francesco Micheli. Chi siano i matti che si son messi in testa di popolarizzare l’Opera e il Melodramma in tempi musicali così cupi è presto detto. «In primo luogo immagino che si sia noi: io e Francesco», spiega Stefano Belisari, in arte Elio. «Fortunatamente ho trovato un’anima affine, siamo d’accordo su tutto, senza tanti discorsi. I primi due matti siamo noi. Lui è un vulcano di entusiasmo, ma anche uno con una presenza scenica importante, oltre ad essere bravissimo in quello che fa in qualità di direttore artis tico».

« Ho scoperto in lui il grande attore, un vero complice a cui posso appoggiarmi per dire tutte le mie castronerie. Gli altri matti sono quelli che oggi consideriamo classici, e, come tutti coloro che hanno inventato qualcosa che ha rivoluzionato la storia, sono stati presi per folli. Non mi stanco di ripetere agli altri e a me stesso che Rossini quando ha scritto il “Barbiere” aveva 24 anni. Immagino che non avesse molto credito, tant’è che la prima fu un fiasco. C’erano i tifosi di Giovanni Paisiello contrari perché lui si era permesso di scrivere una cosa che trattava lo stesso argomento. Il pubblico a Roma si interrogava sul fatto che un ventiquattrenne potesse ambire alla scrittura di un’opera».

«Tutti quelli che s’inventano qualcosa di importante hanno almeno una fase della vita in cui sono considerati dei matti. Quando poi riescono ad affermare le loro idee le cose cambiano, si capovolgono, si esagera nel senso opposto. La maggior parte della gente pensa a Rossini, Donizetti, Bellini, Puccini, Verdi, come a monumenti, statue, entità quasi soprannaturali. Il buon Verdi invece ha vissuto un’esistenza di sofferenze, lotte continue. Era un combattente, tutt’altro che un mito, era perfettamente uomo. Senza fare paragoni che mal terrebbero, i problemi di un compositore enorme come lui sono gli stessi di ogni compositore, anche di quelli che oggi scrivono canzoni. Se uno si cala in questa realtà, umana, magari riesce ad ascoltare l’opera con altre orecchie. Questo è il tentativo folle che ci prefiggiamo io e Francesco. Siamo due spalle, manca la terza».


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