Mercoledì 13 Giugno 2012

La radio? Non morirà mai
Nel futuro, digitale e tematicità

Era l'unica finestra sul mondo dei nostri nonni: il solo medium, prima della tv, a parte la buona vecchia carta stampata. Ma ora, nell'era digitale, la radio è un dinosauro destinato all'estinzione, o un vecchio animale sociale che nelle sue vene racchiude ancora tanta vitalità?

La radio si è evoluta, anche se le regole del gioco sono in fondo le stesse. Sinteticità, tempestività della notizia e giusta ironia sono i precetti del buon conduttore. Nel mondo le radio sono circa 33 mila e ben 12 mila sono disseminate negli States. In Italia le radio operative sono circa 1.300, 220 locali. Circa 500 hanno appendici anche sulla Rete. Poi c'è il fenomeno poco costoso di chi è presente artigianalmente solo con la sua piccola web radio, spesso di nicchia: ce ne sono un centinaio di questo genere.

Ha radio web anche il grande network Rtl 102.5, la radio privata nazionale più ascoltata, nata a Bergamo nel 1975, in via Donizetti 3, come Radio Trasmissioni Lombarde.

Le prossime sfide? Il Dab (Digital audio broadcasting), la più moderna tecnologia dei segnali radiofonici. Il futuro, dunque, è la radio digitale, ma diversamente dall'Europa, soprattutto Germania e Inghilterra, dove lo sviluppo della rete Dab sta andando avanti velocemente. Nel digitale con un solo stream si trasmettono più canali e questo comporta una riduzione dei costi e più spazio sull'etere.

Ma la tecnologia vola. Il Dab sarebbe già stato superato dal Dab plus. Poche settimane fa ricercatori dell'Università di Padova, guidati da Fabrizio Tamburini, hanno dimostrato la possibilità di ottenere più canali su una sola frequenza, grazie a un particolare tipo di onde che procedono su un percorso a forma di fusillo. La scoperta avrà un impatto forte sulle telecomunicazioni?

Su L'Eco in edicola mercoledì 13 giugno due pagine speciali sul «pianeta radio»

a.ceresoli

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