«La zuppa del demonio» a Lab 80
È il film di Ferrario in anteprima

Viene proiettato in anteprima da Lab 80, martedì 16 settembre alle 21 all’Auditorium di piazza Libertà, il nuovo film del regista bergamasco Davide Ferrario. «La zuppa del demonio» è la ricostruzione di 70 anni della storia industriale italiana.

«La zuppa del demonio» a Lab 80 È il film di Ferrario in anteprima
Operaie dell'Olivetti di Ivrea negli anni Cinquanta

Viene proiettato in anteprima da Lab 80, martedì 16 settembre alle 21 all’Auditorium di piazza Libertà, il nuovo film del regista bergamasco Davide Ferrario. «La zuppa del demonio», appena presentato fuori concorso alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, è la ricostruzione della storia industriale italiana dagli inizi del Novecento agli anni Settanta.

Il film, accolto con entusiasmo dalla critica e dal pubblico di Venezia e prodotto da Rossofuoco con Rai Cinema, è stato realizzato grazie all’utilizzo di filmati d’archivio. Il regista ha infatti attinto dall’Archivio Nazionale del Cinema d’Impresa di Ivrea, dove sono raccolti cento anni di documentari industriali di tutte le più importanti aziende italiane.

«Abbiamo fatto parlare il film con le loro voci e le loro immagini - ha detto Davide Ferrario - riservando al montaggio il compito di esprimere il nostro punto di vista di narratori. L’idea è nata da una serie di conversazioni tra me e Sergio Toffetti, direttore dell’Archivio. Da tempo si discuteva della possibilità di usare il bellissimo materiale conservato a Ivrea, città della storica Olivetti, per realizzare un film che ragionasse sul senso del cinema industriale, a cui, è noto, hanno collaborato autori quali Olmi, Antonioni, i Taviani, Bertolucci. Il tema su cui ci siamo concentrati è una delle grandi idee del Novecento: il progresso. Il senso di uno sviluppo senza limiti, percepito in forma ottimistica come soluzione ai problemi dell’umanità sia dal mondo capitalista che da quello comunista. Un’idea, quella di un “futuro migliore”, che oggi sembra drammaticamente lontana: ma proprio per questo val la pena investigare l’immaginario prodotto da questa strepitosa utopia universale, capace di improntare un intero secolo».

«La zuppa del demonio» è il termine usato da Dino Buzzati nel commento a un documentario industriale del 1964, Il pianeta acciaio, per descrivere le lavorazioni nell’altoforno. Cinquant’anni dopo, quella definizione è una formidabile immagine per descrivere l’ambigua natura dell’utopia del progresso che ha accompagnato tutto il secolo scorso. È questo il tema del film (distribuito da Microcinema): l’idea positiva che per gran parte del Novecento ha accompagnato lo sviluppo industriale e tecnologico. Oggi è facile inorridire davanti alle immagini (proprio de Il pianeta acciaio) che mostrano le ruspe fare piazza pulita degli olivi centenari per costruire il tubificio di Taranto che oggi porta il brand dell’Ilva. Ma per lungo tempo l’idea che la tecnica, il progresso e l’industrializzazione avrebbero reso il mondo migliore ha accompagnato la generazione nata durante il miracolo economico italiano.

In occasione della proiezione saranno presenti in sala il regista Davide Ferrario e il co-sceneggiatore Giorgio Mastrorocco.

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