Sabato 07 Ottobre 2006

«Manzù e Papa Giovanni» Mostra e concerto a Villongo

«Il nostro punto d’incontro fu la carità, cioè ciò che si doveva fare per gli uomini, per la fraterna convivenza di tutti su questo mondo pieno di odio»: con queste parole Manzù descrisse il suo rapporto con Papa Giovanni XXIII, cogliendo l’essenza di un incontro che coincise anche con uno dei punti più alti del suo itinerario artistico. A questo specialissimo legame, che unì due grandi bergamaschi del ’900, il Comune di Villongo dedica la mostra «Manzù e il Sacro. L’incontro con Papa Giovanni», che è stata aperta sabato 21 ottobre nel Centro polifunzionale di via Roma.

Sculture, disegni, acqueforti, foto, video, visite guidate e laboratori didattici, approfondiranno il legame tra l’artista e il pontefice, nato all’insegna di una comune volontà di scavare nella verità dell’uomo ma anche delle comuni radici nella terra bergamasca. «L’esposizione – spiega Giacomo Manzoni, nipote dello scultore – intende riproporre, sia pure in una dimensione più ridotta, la riflessione, già affrontata dalla mostra allestita nel ’91 al Palazzo della Ragione, sul rapporto di profonda amicizia che unì Giovanni XXIII e Manzù, ma vuole anche raccontare, più in generale, il confronto di Manzù con i temi dell’arte sacra».
Fulcro della mostra saranno, dunque, quattordici sculture e un nucleo di 11 disegni e acqueforti, provenienti da collezioni private, dalla Galleria d’arte moderna e contemporanea (Gamec) di Bergamo e dalla Fondazione Art Museum di Arona. Ci saranno innanzitutto i ritratti di Papa Roncalli, modellati nel bronzo o tracciati sulla carta, nei quali la verità e l’umanità dei tratti fisionomici e dell’espressione del pontefice, restituiscono una storia fatta di stima e comprensione reciproche, lontano da ogni retorica ufficialità. Una vicenda che rivive anche nel ricco catalogo che accompagna l’esposizione (edizioni Ikonos/Magnolia), grazie alle testimonianze di Monsignor Loris Francesco Capovilla, segretario particolare di Giovanni XXIII, di Emanuele Roncalli, giornalista de L’Eco di Bergamo, e di Giacomo Manzoni, nipote di Manzù.

In mostra, poi, un gruppo di ieratici «Cardinali», dalle prime e più aspre figure fino ai volumi più astratti e levigati, racconteranno al visitatore della capacità dello scultore di infondere monumentalità anche alle sculture più piccole, mentre drammatici bassorilievi con la «Crocifissione» e la «Deposizione» illustreranno la riflessione sui temi della violenza e della guerra che accompagnò Manzù per tutta la vita. Non mancheranno, lo stemma disegnato per Giovanni XXIII, e alcuni studi e bozzetti per la Porta della Morte, opera che nella sua travagliata ideazione (dal 1947 al 1964) traccia in filigrana la parabola dell’incontro tra lo scultore e il pontefice.
Fu Papa Roncalli, infatti, a concedere a Manzù di seguire la propria ispirazione, cambiando il tema iniziale dell’opera, «Il trionfo dei santi e dei martiri», in quello della morte. Ma il Papa scomparve prima di vedere ultimata la «sua» porta, che sarà inaugurata nel 1964 dal successore Paolo VI (papa che amava e capiva l’arte e che cercò sempre un dialogo con gli artisti). A questo capolavoro, e alla sua faticosa gestazione, è dedicata un’altra «sezione» espositiva. Venticinque fotografie scattate dal figlio di Manzù – Pio – ritraggono infatti lo scultore impegnato nella sua realizzazione, mentre modella alcuni bassorilievi o mentre, aiutato dagli assistenti, fissa le formelle alla Porta prima che sia collocata in Basilica. Ulteriore occasione di incontrare l’artista e osservarlo al lavoro sarà la proiezione in mostra del film di Glauco Pellegrini «Manzù, il vento e l’amore» (116 minuti), già presentato al cinquantenario della Mostra del Cinema di Venezia.

Saranno anche organizzate visite guidate per ragazzi e adulti e laboratori di manipolazione artistica per bambini. «L’iniziativa – conclude il sindaco di Villongo, Alberto Piccioli Cappelli – è dunque un omaggio a due grandi bergamaschi che sono stati capaci di valorizzare al massimo i propri talenti senza tradire la schiettezza delle loro semplici origini. Abbiamo voluto offrire al pubblico l’opportunità di riflettere sul rapporto tra il bello e la religione, perché crediamo nella capacità dell’arte di parlare al cuore della gente».(07/10/2006)

e.roncalli

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