Malika Ayane: a Bergamo con «Una ragazza», inno alla giovinezza

L’intervista La cantante l’8 luglio al Lazzaretto: «Nel mio nuovo singolo l’estate, il clima da spiaggia ma anche pensieri amari e profondi sul tempo effimero».

Verrebbe da dire che Malika Ayane sia una cantante pop che ha nostalgia del jazz e frequenta la canzone d’autore: di Pacifico, Dimartino, Colapesce. Non è abbastanza per raccontarla. Nata a Milano, classe ’84, il suo primo brano è stato «Feeling Better». Malika artisticamente nasce sotto l’ala di Caterina Caselli. Da allora ha fatto tanta strada: 5 Sanremo, singoli di successo, 6 album. Ora ha la canzone nuova «Una ragazza», inno alla spensieratezza, dal gusto un po’ retrò, quasi omaggio alla musica beat degli anni ’60. Malika lo presenta dal vivo l’8 luglio al Lazzaretto ( ore 21.30) accompagnata dalla band che la segue in questo tour estivo e vede impegnato al trombone il nostro Andrea Andreoli, musicista dal talento purissimo.

Cosa intende evocare con questa canzone piena di rimandi, scritta con Gino Pacifico e Andrea Bonomo, tra beat, punk rock e altro?

«Il pezzo nasce da un lavoro filologico. La scrittura è palesemente anni Sessanta, mentre per la scelta di produzione ho fatto un lavoro ibrido, come se “Una ragazza” fosse un pezzo prodotto negli anni Ottanta. Abbiamo scelto suoni precisi, stili precisi. La melodia, il tema, la struttura e la progressione armonica di Andrea sono stati fatti in perfetto stile anni Sessanta.

«Nella canzone c’è l’estate, la giovinezza, l’anima de “Il sabato del villaggio” leopardiano. Quel tempo effimero eppur tangibile che ha un retrogusto amaro»

Noi non ammicchiamo, riproponiamo. Riguardo alla mia collaborazione con Gino credo che il brano sia la dimostrazione tangibile di quello che riusciamo a fare insieme. Il testo che abbiamo scritto è il succo del nostro modo di raccontare le cose con leggerezza e finta civetteria. Ci sono anche pensieri amari, profondi, non solo il clima da spiaggia. C’è l’estate, la giovinezza, l’anima de “Il sabato del villaggio” leopardiano. Quel tempo effimero eppur tangibile che ha un retrogusto amaro».

A proposito di ricerca, lei ha sempre prestato grande attenzione al suono, alle sonorità. Certi suoi dischi hanno avuto caratteri molto precisi da questo punto di vista. Questa sensibilità dipende dal fatto che ha un timbro vocale così particolare?

«Può darsi. La domanda si presta a una riflessione. Magari capita in modo inconscio, non parte necessariamente da un pensiero. E’ vero che quello dell’udito è il senso più sviluppato che ho. E più passa il tempo più i suoni inadeguati mi infastidiscono, soprattutto se non hanno senso in un contesto. L’armonia in senso contestuale è importante. E nella musica la sonorità è al centro».

Il singolo arriva in un momento di cambio di prospettiva artistica, c’è un nuovo management, cambia l’organizzazione. Le capita mai di riflettere sulla Malika di ieri e quella di oggi?

«Lo faccio continuamente a dir la verità. Poi ci metto due anni a fare un disco anche in tempi in cui pare che la musica debba andare più velocemente. La canzone comunque l’abbiamo finita a gennaio. Ero sorpresa che Gino non si fosse mai incontrato con Bonomo, nonostante fossero entrambi con Curci come edizioni. E proprio mentre riflettevo su passato e presente, credo di aver capito che ora ho meno ansie di prestazione. Mentre eravamo tutti e tre a Parigi

«Mentre riflettevo su passato e presente, credo di aver capito che ora ho meno ansie di prestazione»

ci siamo accorti che la levità era quello che mancava allo scenario generale. E poteva diventare un elemento distintivo nel presente. Dopo un disco introspettivo come “Malifesto” avevo voglia di un puro esercizio di scrittura divertita. Così abbiamo scritto una serie di brani basati su tempi musicali e temi differenti che pure hanno in comune questa semplicità di scrittura che non è affatto facile. Io e Pacifico da soli tendiamo ad andare verso mondi astratti, a volte inafferrabili. Andrea invece è molto concreto. È la squadra che mi piace, penso che faremo altre cose insieme».

© RIPRODUZIONE RISERVATA