Maria ce la fa ancora una volta «Alta tensione, siamo agli sgoccioli»

Maria ce la fa ancora una volta
«Alta tensione, siamo agli sgoccioli»

«In questo ambito è molto difficile tenere i nervi saldi, la tensione è alta perché arrivati a questo livello chiunque tra noi poteva uscire».

«Mi sono confrontata con concorrenti forti e agguerriti, che sono appassionati e determinati proprio come me. L’uscita di Simone svuoterà la cucina di simpatia e ottimismo». Questo il commento della bergamasca Maria Acquaroli al termine dell’ottava puntata di Masterchef dove a giganteggiare è la figura dell’ospite, l’amato Antonino Cannavacciuolo di Cucine da Incubo: compare nell’Invention test, spiega come cucinare, contribuisce a decidere chi deve uscire, e ricompare anche a sorpresa nella prova in esterna ad alta quota.

Ad abbandonare la competizione sono Valentina, che non è stata capace di replicare il piatto dell’ospite, e il giovane Simone, per via di una lingua di maiale mal cotta.

Maria Acquaroli a Masterchef

Maria Acquaroli a Masterchef

La puntata si apre con una Mistery a scatole cinesi: nella prima tranches la base è il pesce spatola. Nicolò, Simone e Maria si fermano al primo scoglio: per Maria pochi ingredienti sono come il trucco lieve per una bella donna. Per chi prosegue c’è il mascarpone, e nella terza scatola origano e pinoli: a questo punto Paolo, Amelia e Stefano decidono che è arrivata la loro soglia. Federica Arianna e Valentina arrivano fino alla fine (ricordiamo che Arianna quando cucina ascolta «Don’t stop me now» dei Queen) Per loro l’ultimo passaggio sono due scatoline: solo una delle due si può aprire. Per Arianna e Valentina, aglio nero. A Federica capita la ‘nduja che notoriamente non si sposa molto con il pesce. Per cucinare il piatto giusto gli chef amatoriali hanno 30 minuti: Cracco si aggira tra i fornelli seminando il panico.

Arriva il verdetto degli chef: Il primo miglior piatto è quello di Maria «la sciabola torna nel suo mare», seguito da quello di Stefano che per Bastianich è molto «femminile»: «da mammone a mammone» i due si confrontano sull’affetto per la genitrice. Il terzo miglior piatto è quello di Arianna, che è la vincitrice della gara.

Invention test: il vincitore della Mystery ha il classico vantaggio per la seconda prova, l’invention Test: con l’aiuto di chef Cannavacciuolo la bionda concorrente sceglie gli ingredienti che saranno la base del piatto della sfida (triglia con melanzana, pomodoro, basilico e guazzetto di provola) e soprattutto vede il mitico Antonino mentre lo cucina. Ulteriore elemento di cattiveria: Arianna può scegliere chi tra i concorrenti può solo guardare e neanche assaggiare il piatto di Cannavacciuolo e successivamente trovarsi gli ingredienti. I prescelti sono Stefano e Maria (che non vede l’ora di «sbatterla fuori a calci»). Scattano i 45 minuti di tempo e tutti i concorrenti tentano di scopiazzare le mosse di Arianna, tanto che gli chef devono pure cambiare di posto Federica.

Gli assaggi partono proprio da Arianna, che non ha molto capito la consegna. «Questo è imbarazzante per noi tre e per nostro ospite» è il verdetto di Bastianich. Stefano anche se non ha assaggiato il piatto si prende i complimenti di Cannavacciuolo. Il preparato del piccolo Simone convince i giudici. E il suo piatto è il vincente: è lui il capo della prima brigata della prova in esterna. I tre peggiori sono Niccolò, Valentina e Arianna, ma la romana per questa volta è salva. Entrambi i piatti dei due rimasti sono gravemente insufficienti, ma Niccolò viene salvato in extremis perchè i giudici credono in lui. A lasciare la cucina di Masterchef è Valentina.

Prova in esterna. Portati «in the middle of nowhere» o «in mezo al nula» che dir si voglia, in una radura di montagna, muniti di tende e piumini gli aspiranti chef devono cucinare in condizioni estreme, e i palati assaggianti saranno quelli super esigenti dei tre chef. Simone sceglie la carne di capriolo e il colore blu: il suo team è Stefano, Paolo e Maria («perchè è rustica»). Niccolò è il capo della squadra rossa, con il controfiletto di cervo e tre donne in team.

La sorpresa, nel massimo disagio di cucinare in questa situazione estrema, è l’arrivo di Antonino Cannavacciuolo: la quarta bocca da sfamare. Passata la notte in tenda, gli otto temerari si alzano all’alba e si mettono subito all’opera. Dopo una serie di insulti, braci nell’acqua e scene di isteria l’impiattamento ad alta quota riesce comunque e ai quattro giudici vengono in qualche modo serviti i piatti.

Il verdetto è: bravi tutti a cucinare in mezzo al niente, ma la brigata che vince è quella rossa. Simone, Stefano, Maria e Paolo finiscono al pressure test.

Pressure test. Si inizia con una scatola nera sul tavolo: sotto c’è una testa di maiale, che fa quasi svenire Maria (vegetariana). Dopo lo choc iniziale, i giudici fanno ai concorrenti una sopresa: sotto il tavolo ci sono i pezzi della testa di maiale. Un volo in dispensa e trenta minuti per cucinare. Tutti e quattro hanno impiattato la lingua: Maria ci prova tentando di coprire il maiale con un purè di patate, mela e cannella ma non convince nessuno. Il migliore della prova è stato Paolo («io sono un animale da pressure test»), seguito da Stefano. Tra Maria e Simone, è il ragazzotto con il piercing a dover abbandonare la gara.


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