Nell’ex carcere di Sant’Agata i muri raccontano storie di Resistenza

Nell’ex carcere di Sant’Agata i muri raccontano storie di Resistenza

La mostra «Se quei muri potessero parlare» allestita nelle celle dell’ex carcere di Città Alta ci racconta in modo essenziale ma emozionante la storia della Resistenza e della Seconda Guerra Mondiale.

La mostra è risultato finale di lavoro di ricerca iniziato durato quasi due anni con l’obbiettivo di ricostruire la storia dell’ex carcere attraverso la testimonianza di chi è stato detenuto soprattutto dissidenti politici e partigiani durante la Seconda Guerra Mondiale. All’ingresso dell’edificio dell’ex carcere di Sant’Agata sono stati allestiti dei pannelli e delle fotografie (di Isabella Balena) che sintetizzano i punti importanti della ricercai punti importanti della ricerca.

Poi l’esposizione continua al secondo piano dove ci sono le celle. In questo caso ne sono state allestite sei, ciascuna presenta una parola chiave che riassume il significato della Resistenza e degli ultimi venti mesi della Seconda Guerra Mondiale nella storia del nostro Paese. Una serie di oggetti simbolici che portano a riflettere sulla storia e sulle radici della nostra Repubblica.

Elisabetta Ruffini, direttrice dell’Isrec, ci guida alla scoperta della mostra. Il servizio è andato in onda in Tic Tac, rubrica di cultura e spettacolo del Tg di Bergamo Tv.

La mostra è curata da curata da Luciana Bramati, Chiara Molinero ed Elisabetta Ruffini e promossa da Associazione Maite, Isrec e Comune di Bergamo e sarà aperta fino al 30 novembre.
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