Riflessioni del festival «Fare la pace» Grande occasione per capire il mondo

Riflessioni del festival «Fare la pace»
Grande occasione per capire il mondo

La pace è un’idea, un obiettivo, una tensione positiva, che necessita del «fare», delle opere, della buona volontà che diventa prassi.

«Fare la pace» è il festival voluto dalla diocesi di Bergamo che ha coinvolto migliaia di persone, in particolare durante alcuni incontri, di straordinario interesse e di particolare richiamo, come quello con Jürgen Moltmann, teologo evangelico, quello con Serge Latouche il teorizzatore di uno sviluppo socioeconomico diverso, forse superficialmente etichettato come «decrescita felice». Ma vengono in mente altri momenti, come «Pianocity», con i pianoforti nei diversi luoghi della città, protagonisti di momenti davvero suggestivi.

Serge Latouche

Serge Latouche

Il vescovo, Francesco Beschi, ha espresso la sua soddisfazione: «Un concerto domenica ha concluso l’edizione 2015 del Festival della cultura e con un concerto si era aperto. Questa sinfonia di voci e strumenti diversi si è poi realizzata nei vari incontri e penso che l’applauso possa venire soprattutto dalle tante persone che hanno partecipato con notevole fedeltà agli interventi dei numerosi e davvero qualificati ospiti. Ai membri del comitato organizzatore e a tutto lo staff va il mio personale ringraziamento per l’impegno profuso. Voglio evidenziare soprattutto il significato di questa iniziativa che è espressione della nostra Chiesa diocesana».

«Il festival offre una straordinaria rappresentazione di quel metodo ordinario al quale è ogni giorno chiamata la pastorale delle nostre comunità cristiane. Si sono posti i riflettori su quello che è uno stile delle nostra Chiesa che cerca di comprendere le dinamiche del presente, in continuo cambiamento, attraverso l’ascolto delle parole con le quali gli uomini di oggi articolano la loro ricerca di senso. Questa paziente e quotidiana attenzione, cui diamo il nome di “pastorale della cultura” non è una delle tante cose da fare, ma la cultura e la storia diventano il luogo e la materia per l’annuncio del Vangelo di Gesù che si incarna nella storia dell’uomo contemporaneo. Davvero preziose sono dunque le occasioni in cui, come durante questa rassegna, questo sforzo lo si fa in sintonia con tanti uomini di buona volontà capaci di fare la pace».


Leggi di più su L’Eco di Bergamo in edicola domenica 31 maggio 2015

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