Sabato  al Cocolele il papà di «Feelings» Albert, il cantante da 150 milioni di dischi

Sabato al Cocolele il papà di «Feelings»
Albert, il cantante da 150 milioni di dischi

Non è facile mettersi nei panni di Morris Albert, in concerto sabato sera 11 luglio agli spalti di Porta San Giacomo, al Cocolele beach bar (ore 21,30; ingresso libero).

Difficile immaginare cosa si provi a vendere 150 milioni di dischi dopo aver scritto una canzone su cui neanche puntavi. Mauricio Albert Keisermann, ovvero Morris Albert, negli Anni Settanta diventa protagonista di un successo planetario senza eguali. Quando la sua canzone «Feelings» esplode nella classifica di 52 Paesi, siamo nel 1975, e lui è un giovane musicista brasiliano al capezzale del padre morente. Quel successo quasi non lo sfiora. La canzone parla di un amore inespresso, ma ha qualcosa in più: la melodia insinuante arriva subito al cuore.

Morris Albert ora ne riparla volentieri, da «condannato» al successo. In concerto non la cantava più, ma alla fine ha dovuto fare i conti con la popolarità. «Ma sì, “Feelings” è un fardello che ti porti dietro, bello e ingombrante. Dopo una serata succede spesso che mi salutino anche dei giovani e tutti dicono: maestro non credevo che avesse scritto anche quella canzone, e quell’altra. La verità è che tutti ricordano solo “Feelings”».

Morris Albert

Morris Albert

Il pezzo Morris Albert l’aveva scritto prima di incidere il disco d’esordio. «Quando lavori al primo disco raccogli quello che hai nel cassetto, scrivi dell’altro, alla fine fai la scaletta. “Feelings” era la terza canzone del lato B. La prima era “Woman”, un country-rock che andò subito in classifica. Poi qualcuno della produzione di un’importante telenovela brasiliana segnala “Feelings” come sigla del programma. La canzone viene scelta e va subito in classifica. I responsabili della casa discografica hanno uno choc, fermano i dischi, li rieditano, lasciano perdere “Woman”, cambiano la grafica dell’album. Il primo disco d’oro arriva dal Messico, poi il pezzo esplode in tutto il Sud America, poi nel resto del mondo».


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