Mercoledì 12 Marzo 2014

Tanti auguri caro «web»

Il mondo connesso compie 25 anni

World wide web

Il world wide web compie oggi 25 anni, almeno come idea teorica. Non fu esattamente un fulmine a ciel sereno se è vero che già nel 1970 lo scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke predisse l’avvento di un dispositivo elettronico in grado di combinare le funzionalità di telefono, televisore, pc e di trasferire dati e video in tutto il mondo.

Per comprendere questo «salto evolutivo» dell’umana specie abbiamo chiesto aiuto a Franco Bolelli, filosofo anticonvenzionale, grande appassionato di basket e di libri, sì, ma non di polverose biblioteche (ricordiamo i suoi saggi «Più mondi: come e perché diventare globali», «Viva Tutto!», bellissimo dialogo - via mail - con Jovanotti, e «Giocate!»).

«Non ho nessuna nostalgia, nessun rimpianto nei confronti del passato» dice subito. «Ciò che è successo in questi anni per me è assolutamente entusiasmante, non cambierei questo momento storico con nessun altro. Forse perché io ho una mente che era già abituata, per sua natura, a connettere. Ho sempre avuto un amore sviscerato per i libri e per la scrittura da una parte, ho fatto però il giocatore di basket e sono cresciuto con il rock: per me lo studio del pensiero e l’aspetto adrenalinico dell’azione sono sempre stati inseparabili: nel mondo che connette tutto con tutto mi trovo perfettamente a mio agio».

Questo è, in poche parole, il web? La connessione di «tutto con tutto»?


«Credo che l’unità di misura di tutte le evoluzioni sia l’ampliamento delle nostre possibilità di scelta. Ogni società, ogni sistema, ogni situazione personale nella quale abbiamo più scelte è sempre preferibile a un’altra in cui ne abbiamo meno. In questi 25 anni le nostre possibilità sono aumentate in maniera inconcepibile mentre le nostre capacità di scelta non lo hanno fatto con la stessa intensità e rapidità. Però abbiamo tra le mani un’occasione davvero senza precedenti: per la prima volta nella storia milioni di umani hanno la possibilità di postare, momento per momento, le loro idee, i loro stati d’animo, spezzoni della loro esistenza; non siamo più spettatori, siamo diventati produttori di contenuti. Questo è un punto di non ritorno sul piano evolutivo».

Abbiamo la forza psichica per sopportare un cambiamento del genere? Rimanere sempre connessi con molte persone non è così semplice.


«Infatti la nostra mente, il nostro stesso organismo, i gesti che facciano stanno cambiando. È un vero mutamento antropologico. È ovvio che chi è stato cresciuto con l’idea che la stabilità fosse un valore oggi si trova completamente spiazzato e tende a reagire negativamente. Quelli che pensano che la cultura sia solo quella del passato la prendono malissimo. Dall’altra parte chi invece - le generazioni più giovani - si trova perfettamente a proprio agio dentro il mutamento, ne ha meno consapevolezza. Non è un processo facile. In qualunque epoca, qualunque evoluzione non ha mai funzionato per tutti simultaneamente. Quando è stata inventata la scrittura non tutti hanno cominciato a scrivere, e bene, subito».



Il web ha fatto invecchiare la cultura tradizionale. Però, ad esempio, grazie ai video di Roberto Benigni credo che Dante non abbia mai avuto un’audience così alta...

«Assolutamente. Stiamo assistendo a un allargamento del passato, non a una sua restrizione. Quelli che dicono che stiamo perdendo la memoria per colpa del web non so in che mondo vivano. Gli intellettuali italiani hanno di solito questa posizione intollerabile: pretendono di incanalare tutto all’interno di un sistema mentale, di paradigmi che oggi sono saltati».

Le terze pagine dei giornali sono roba vecchissima...


«Imbarazzante. Il direttore di Wired, Massimo Russo, ha lavorato per quotidiani nazionali: mi ha raccontato che sentiva di occuparsi di cose potenzialmente strabilianti in una testata sulla quale le migliori firme scrivevano contro il web, per principio».



Molti dicono che mortifica i contatti fisici.

«Non esiste. Io sono un fan del contatto fisico, dei corpi, ma questa distinzione tra reale e virtuale mi sembra una bufala gigantesca. Con le persone che incontriamo sul web, con cui parliamo via voip, a cui mandiamo email lo scambio è reale, non virtuale. Le idee che circolano, le foto che vedi sono tutta roba vera, non astratta».


C’è anche un «effetto intimità» dei social network...


«Mia moglie è su Facebook da un anno e mezzo: è diventata in fretta un punto di riferimento di molte donne che non conosce personalmente, che le scrivono, le chiedono... Mi dice che si raggiunge un livello di intimità che nelle relazioni faccia a faccia non ha mai avuto. Che i contatti via web siano più finti, fasullli, freddi non è affatto vero. Io ho mio figlio a Los Angeles, e una nipote di quattro anni: se non avessi Skype sarei un uomo morto».
Carlo Dignola

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