La Gen Z non vuole isolarsi: chiede luoghi dove stare insieme
CAPITALE UMANO. Penultima puntata con Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico: «Da un hackathon la richiesta di spazi di socialità. È una sfida importante ma è una sfida per il nostro futuro»
Lettura 2 min.Un fine settimana, un eco-ostello a Casalmaggiore, un gruppo di ragazzi chiamati a un hackathon. Alla fine resta una richiesta, convinta e determinata: spazi di socialità. A scuola, nei paesi dove vivono. Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e fondatore dell’Hub della Conoscenza, la definisce una cosa scontata, ma solo dopo averci riflettuto. Nella penultima puntata dell’intervista all’Osservatorio Delta Index è la seconda delle due sorprese che gli hanno lasciato tre anni di lavoro con i ragazzi dai 14 ai 18 anni.
Oltre il questionario
Alla domanda su quale risultato della ricerca lo abbia colpito di più, Noci sposta lo sguardo. Un questionario, spiega, perimetra per forza il campo di indagine. Le sorprese vere sono arrivate da quello che succede fuori dalle domande chiuse. «In questi tre anni mi hanno sorpreso due cose», dice. «Non una, due».
La creatività che spiazza i manager
La prima nasce dal metodo. In ogni territorio l’Hub della Conoscenza ha creato comunità di imprese e reti di istituzioni scolastiche e le ha fatte lavorare insieme su progetti. Il risultato, in positivo, è stata la creatività dei ragazzi: «La capacità di pensare in modo radicalmente diverso rispetto a quello che pensano i manager aziendali». Manager che Noci, in alcuni casi, ha visto restare sorpresi. È la conferma di un’idea che il Prorettore aveva messo sul tavolo già nella seconda puntata. I ragazzi sono migliori di come li immaginiamo, e spesso siamo noi a non farli uscire dal guscio.
La cameretta e il bisogno degli altri
La seconda sorpresa riporta Noci al punto di partenza dell’intervista. Nella prima puntata aveva descritto una generazione connessa al mondo ma povera di relazioni fisiche, fragile, sola. Nella seconda aveva dato un nome al meccanismo: l’egosfera generata dalle tecnologie e dalla bolla del Covid. Qui il ragionamento si chiude. Chiudersi in cameretta, in un’apparente connessione con il mondo virtuale, non ha spento il bisogno di stare con gli altri. Lo ha enfatizzato. E lo ha esasperato, dice Noci, «per la loro fragilità e per la nostra incapacità di guidarli». Poi la domanda che il Prorettore si è posto dopo l’hackathon: «E gli oratori poco frequentati e gli immobili vuoti che abbiamo?». I territori sono pieni di spazi senza persone che potrebbero essere restituiti alla socialità. «È una sfida importante ma è una sfida per il nostro futuro».
Perché riguarda chi assume
Nelle puntate precedenti Noci aveva parlato di insicurezza e accompagnamento, della promessa tradita al colloquio, del peso reale dello stipendio, del ritardo di chi cerca i giovani solo a laurea acquisita, dei silos organizzativi e del pessimismo verso il futuro. Le due sorprese di questa puntata consegnano alle imprese due indicazioni concrete.
La prima riguarda il modo di guardare i giovani. Un’azienda che li incontra solo al colloquio valuta un curriculum. Un’azienda che li coinvolge in un progetto rischia di scoprire idee che al proprio interno nessuno avrebbe avuto. La sorpresa dei manager misura quanto le imprese sottovalutino i ragazzi.
La seconda riguarda il luogo di lavoro. Un ragazzo che chiede spazi di socialità a scuola e in paese porterà la stessa domanda in azienda. Per molti giovani il lavoro sarà uno dei pochi contesti di relazione fisica e quotidiana. Un inserimento fatto di una scrivania, un badge e una piattaforma online non risponde a quel bisogno. Non è un argomento contro il lavoro da remoto. È un argomento per progettare i momenti in cui si sta insieme, invece di lasciarli al caso.
È una lettura che va nella stessa direzione di quanto osserva Delta Index dal lato delle imprese. Trattenere un giovane non dipende solo da ciò che l’azienda offre, ma da quanto riesce a farlo sentire parte di qualcosa. L’ultima puntata dell’intervista sarà dedicata proprio all’incrocio tra i due sguardi: quello dell’Hub della Conoscenza, che parte dai ragazzi, e quello di Delta Index, che parte dalle aziende.
Per approfondire il tema del rapporto tra aziende e Generazione Z: Osservatorio Delta Index e Skillherz
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