Final FanTasy XV il germe del cambiamento

Final FanTasy XV
il germe del cambiamento

Final Fantasy XV è una coraggiosa e brillante avventura «on the road» capace di scardinare con forza i canoni di una saga storica per alcuni troppo imbolsita, per altri probabilmente intoccabile.

Piattaforma: Xbox One e PlayStation 4

Genere: Action RPG

Sviluppatore/Produttore: Square Enix

Distributore: Koch Media

PEGI: 12

Final Fantasy è una vera e propria icona, un brand che ha accompagnato e cresciuto intere generazioni di videogiocatori. Final Fantasy XV, ultimo capitolo della saga, è forse uno dei meno attesi e pubblicizzati degli ultimi anni, timidamente lontano dai riflettori e su cui in pochissimi avrebbero scommesso un centesimo. Invece, un po’ a sorpresa (ma non senza qualche riserva), questo nuovo Final Fanasy ci è piaciuto. Andiamo a scoprire il perché.

Final Fantsy XV è ambientato nel mondo di Eos, durante le trattative di pace fra il Regno di Lucis e l’Impero di Niflheim. Il patto di non belligeranza verrà sancito tramite un matrimonio di convenienza fra Noctis, principe di Lucis nonché protagonista del gioco, e la dolce sciamana Lunafreya della provincia imperiale di Tenbrae. Un matrimonio non solo di comodo: fra i due rampolli è nata infatti una tenera storia d’amore epistolare (i due non si vedono da una decina di anni, ma comunicano tramite un libro trasportato da un cane messaggero). Il giovane principe – insieme allo sveglio Ignis, l’imponente Noctis e l’iperattivo Prompto – partirà alla volta della capitale di Niflheim per convolare a nozze. E poi, vissero felice e contenti? Non proprio. A frapporsi fra i due promessi sposi dagli occhi a mandorla – e quindi ad impedire la pace – ci saranno parecchi impedimenti, come divinità misteriose, armi ancestrali, tradimenti, giochi di potere e tanto altro ancora.

Abituati a personaggi sopra le righe e ben caratterizzati, i fan della saga nipponica potrebbero rimanere un po’ delusi dalla piattezza di Noctis & Company. I quattro ragazzotti al centro delle vicende di FF XV sono bambolotti stereotipati e un po’ senz’anima, e anche la trama non è delle più coinvolgenti viste nella serie e risulta addirittura troppo sempliciotta e approssimativa. Resta comunque forte e onnipresente il messaggio sul valore dell’amicizia, a tal punto che il vero protagonista a cui il giocatore si lega non è il solo Noctis ma il gruppo nella sua interezza, la “crew”. Quello che però ci ha colpiti maggiormente di FF XV è la sua originalità, la volontà e il coraggio di rompere con il passato per proporre qualcosa di realmente nuovo e fresco, in un mercato sempre più derivativo e schiavo di se stesso. Questo nuovo Final Fantasy presenta diversi elementi che mai ci si aspetterebbe di trovare in un gioco di ruolo nato nel Sol Levante. La prima “rottura” che salta all’occhio è nell’ambientazione e nel design (ma non delle atmosfere, sia chiaro). Mondi architettonicamente assurdi, fantascientifici e magici lasciano il posto ad un contesto più vicino a quello reale – verrebbe da dire quasi “ordinario” – ma non meno bello o ricco di scorci suggestivi e artisticamente degni di nota. Il punto più alto da questo punto di vista è raggiunto dall’incantevole Altissia, città interamente costruita sull’acqua e ispirata alla nostra bellissima quanto unica Venezia. Final Fantasy XV è quindi bello ma ordinario, artisticamente superbo ma al tempo stesso realistico.

Altra componente che sa di ventata d’aria fresca è l’esplorazione «on the road». Dopo la forte linearità vista in FF XIII, i ragazzi di Square Enix sono tornati a proporre la formula open world, ma non nell’accezione più tradizionale del termine. In FF XV, infatti, Noctis e i suoi tre amici si spostano fra le località della generosa mappa di gioco a bordo di una muscle car decapottabile di nome Regalia. Una scelta molto forte, che lascia un’impronta su tutta l’esperienza di gioco dall’inizio fino ai titoli di coda. Il giocatore può anche decidere di muoversi a piedi o cavalcando a pagamento i chocobo (enormi galline cavalcabili), ma ovviamente è a bordo dell’automobile che raggiungerà più velocemente le località prescelte. Bella l’idea dell’avventura su strada, ma il modello di guida della Regalia si rivela macchinoso e poco funzionale alla libertà esplorativa, a tal punto da cozzare con la filosofia stessa dell’open world. A bordo della Regalia si può infatti andare solamente su strada, come se questa corresse su binari prestabiliti, limite che porterà alcuni giocatori a non amare troppo le fasi su quattro ruote preferendo lo spostamento sui chocobo o a piedi, più lenti ma anche più versatili. Ovviamente per i viaggi troppo lunghi la macchina è d’obbligo poiché gli spostamenti rapidi sono rari oppure a pagamento. La navigazione torna ad essere aperta ed estremamente libera, ma sembra che gli sviluppatori si siano divertiti a complicare la vita al giocatore senza un reale motivo.

Anche se spostarsi all’interno del mondo di gioco è un po macchinoso, non significa che non ne valga la pena, anzi: Final Fantasy XV offre tantissime attività collaterali. Ad affiancare le classiche e quasi sempre noiose missioni secondarie del tipo «recupera un oggetto» oppure «salva il tal tizio» c’è la caccia ai mostri, simile a quella vista in The Witcher 3. All’interno dei ristoranti nelle località visitate durante l’avventura è possibile parlare con il ristoratore che indica le taglie disponibili nella zona, con tanto di ricompensa relativa. Un ottimo modo per racimolare soldi, oggetti interessanti ed esperienza nonché ampliare la longevità dell’avventura con combattimenti sempre più impegnativi. Buona anche la varietà della campagna con situazioni che mai ci si aspetterebbe di trovare in un jrpg, come missioni stealth (un po’ grezze, ma comunque interessanti), pedinamenti, sequenze altamente spettacolari in stile God of War, oltre a tutto ciò che il gaming nipponico ci propone da anni.

Piuttosto tradizionale e articolato il sistema di crescita dei quattro personaggi, composto da nove sezioni che vanno dalla magia alle skill curative passando per tecniche di combattimento e sinergia. Alle abilità si aggiungono i talenti. Si tratta di capacità uniche dei quattro personaggi: il protagonista Noctis può pescare e quindi procacciare cibo o trovare oggetti rari grazie alla sua canna da pesca; Prompto è il fotografo del gruppo e immortala i momenti topici dell’avventura; Gladio è un esploratore e salendo di livello impara a scovare oggetti sempre più rari; infine Ignis è un cuoco e cucina sempre nuove prelibatezze che migliorano temporaneamente le caratteristiche del gruppo. Si tratta di una componente più di colore che di sostanza, ma che contribuisce a diversificare e caratterizzare i quattro personaggi che, invece, a livello narrativo e dialogico sono un po’ troppo spenti.

Molti fan di vecchia data hanno storto il naso quando hanno saputo che questo capitolo avrebbe abbandonato la tradizionale barra di caricamento nei combattimenti, la Active Time Battle. Nonostante questa difficile scelta il risultato ci ha piacevolmente sorpreso. Dopo un inizio un po’ disorientante e caotico, con qualche ora di gioco il nuovo combat system si è fatto domare offrendo schermaglie davvero stimolanti, dinamiche e divertenti. Il sistema si basa su quattro elementi base: attacco, difesa, contrattacco e proiezione offensiva, che è una sorta di teletrasporto. Il giocatore controlla solo il protagonista Noctis ma può collaborare con gli altri tre compagni per eseguire attacchi combinati o sfruttare l’ambiente attorno a sé per utilizzare coperture o raggiungere punti strategici, sempre tramite la proiezione. La profondità del combat system è acuita dalla possibilità di giocare in modalità riflessiva che mette automaticamente in pausa il combattimento quando si è fermi e permette di analizzare le caratteristiche del nemico, consentendo di conoscerne i punti deboli e di forza e scegliere di conseguenza la strategia migliore. Non mancano le magie, realizzabili con gli elementi fuoco, gelo e tuono e rese ancora più efficaci se combinate con altri oggetti. Ci sono infine le armi ancestrali, ovvero reliquie molto potenti reperibili nelle tombe dei Re del passato, la “super mossa” ricaricabile a suon di botte e le tradizionali evocazioni di divinità che vengono in soccorso nelle situazioni più critiche.

Di carne al fuoco ce n’è davvero tanta in questo Final Fantasy XV. Una coraggiosa e brillante avventura “on the road” capace di scardinare con forza i canoni di una saga storica per alcuni troppo imbolsita, per altri probabilmente intoccabile. La rottura con il passato è però positiva solo a metà: la macchinosità dell’esplorazione su quattro ruote, le sidequest anonime, i personaggi dimenticabili e una narrativa solo discreta minano la qualità complessiva di un videogioco che avrebbe potuto segnare un’epoca per il brand ma che, invece, si “limita” a seminare il germe del cambiamento.

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