L’autoanalisi (social) di Facebook «Come si combatte il terrorismo?»

L’autoanalisi (social) di Facebook
«Come si combatte il terrorismo?»

Un post di Zuckerberg riapre il dibattito sulla tutela della privacy alla luce dei recenti fatti di cronaca.

Come si combatte il terrorismo sui social rispettando la privacy? È una delle domande che si pone Mark Zuckerberg su Facebook, anche alla luce delle critiche piovute addosso qualche settimana fa dopo le rivelazioni del Guardian sulle regole di rimozione dei post. Il social spiega anche come sta usando l’Intelligenza artificiale a questo scopo.

«La società cresciuta sui social,» così si definisce, chiede aiuto agli utenti a migliorarsi e apre il blog ”Hard Questions“ (domande difficili) in cui interroga se stessa e i due miliardi di persone che la usano. «La nostra posizione sul terrorismo è abbastanza chiara: non deve trovare posto in nessun luogo, né su Facebook né altrove su internet», spiega la piattaforma che pone e si pone altre domande: «Come possiamo decidere quali post rimuovere? Cosa dovrebbe succedere all’identità online di una persona dopo la sua morte? Come possiamo usare i dati che abbiamo senza rompere il rapporto di fiducia con i nostri utenti?». E c’è addirittura la domanda delle domande: «Come possiamo assicurarci che i social network siano un bene per la democrazia?». «È un dibattito che durerà anni - conclude Zuckerberg -. Ma abbiamo la responsabilità di impegnarci per la sicurezza della nostra comunità». Per suggerimenti e proposte è stato anche inaugurato un indirizzo mail ad hoc hardquestions@fb.com.

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