Servizi non richiesti: e gli utenti pagano L’Antitrust multa le compagnie telefoniche

Cinque milioni di euro per pratiche commerciali scorrette nei servizi premium utilizzati via internet da terminale mobile. Pungo duro dell’Antitrust ai principali operatori di telefonia mobile italiani.

Per la precisione si tratta di una sanzione di 1,75 milioni ciascuno per Telecom e H3G e di 800.000 euro ciascuno per Wind e Vodafone. Nel mirino i servizi premium, ovvero quella galassia di prodotti che vengono pubblicizzati attraverso banner, sms o mms e che includono l’offerta di loghi, suonerie, screensaver o giochi.

Un mercato che per gli operatori vale centinaia di milioni di euro all’anno e che da tempo è oggetto di indagine da parte dell’Antitrust, a seguito di numerose proteste dei consumatori che da tempo sottolineano come spesso dietro questi «servizi a valore aggiunto» si celino truffe o rincari esagerati dei costi della telefonia.

Adesso l’Autorità della concorrenza, che aveva aperto l’istruttoria formale lo scorso 21 luglio, ha sanzionato per oltre 5 milioni di euro i principali operatori di telefonia mobile proprio per aver adottato pratiche commerciali scorrette nell’ambito della commercializzazione dei servizi premium utilizzati via Internet da terminale mobile: fra queste, nell’indagine di luglio, si faceva riferimento all’attivazione di abbonamenti a servizi a pagamento in modo accidentale o comunque in assenza di un’espressa manifestazione di volontà, ad esempio solo sfiorando lo schermo su un banner o premendo il tasto di chiusura di una finestra.

Nel corso del 2014, spiega una nota, l’Antitrust ha ricevuto numerosissime segnalazioni con le quali associazioni di consumatori e utenti di telefonia mobile denunciavano la fornitura non richiesta, e il relativo addebito da parte del proprio operatore sul credito della sim, di servizi a sovrapprezzo (quali giochi e video) accessibili durante la navigazione in mobilità mediante banner, pop up e landing page.

Da un lato gli operatori avrebbero omesso di comunicare che il contratto di telefonia mobile sottoscritto pre-abilita la sim alla ricezione dei servizi a sovrapprezzo, che esiste un blocco selettivo per impedirne la ricezione e avrebbero «costretto» l’utente a effettuare una richiesta esplicita di adesione alla procedura di blocco; dall’altro l’operatore avrebbe tenuto «un comportamento qualificato come aggressivo», consistente nell’attuazione di una procedura automatica di attivazione del servizio e di fatturazione in assenza di qualsiasi autorizzazione da parte del cliente al pagamento.

Allo stesso tempo, secondo l’Antitrust, la responsabilità delle aziende discende anche dal fatto che gli operatori traggono uno specifico vantaggio economico dalla commercializzazione dei servizi premium, in quanto condividono con i fornitori i ricavi dei servizi erogati, trattenendone un’elevata percentuale. E inoltre, «si sono dimostrati ampiamente consapevoli circa la sussistenza di attivazioni e di addebiti relativi a servizi non richiesti da parte dei propri clienti mobili». Da qui, quindi, le sanzioni applicate per la prima volta al comparto dei servizi premium, che riguarda il comparto della tutela ai consumatori per il il quale vale il tetto di 5 milioni di euro per le sanzioni irrogabili a chi viola le norme in materia.

Bene la multa dell’Antitrust, ma ora arrivino i rimborsi. Lo chiedono le associazioni dei consumatori. In particolare, il Codacons, ricordando che la vicenda nasce da una propria denuncia, e che pubblica sul proprio sito un modulo attraverso il quale gli utenti possono chiedere la restituzione del maltolto.

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