Il survival horror in bianco e nero
White Night affascina e spaventa

Una villa misteriosa, oscure presenze, luci e ombre. White Night affascina e spaventa per la sua particolare scelta stilistica, ma con qualche riserva.

Il survival horror in bianco e nero White Night affascina e spaventa

Piattaforma: PC, Mac, Linux, PlayStation 4 e Xbox One

Genere: Avventura grafica/Survival horror

Sviluppatore: OSome Studio

Produttore/Distributore: Activision

PEGI: 12+

Sviluppato dal team francese OSome Studio, White Night, che ha stupito tutti per il suo particolare e unico stile grafico bianco e nero, è passato sotto l’ala protettrice del colosso videoludico Activision che lo ha portato sul mercato ad un prezzo budget. White Night è ambientato nel 1938, dieci anni anno dopo la grande depressione. Un periodo storico crepuscolare che va a braccetto con il particolare aspetto monocromatico del gioco e capace di innalzare ulteriormente la sensazione di disagio dell’esperienza; il tutto è documentato con dovizia di particolari da numerose lettere e memorie inquietanti e pregne di significato. Il protagonista – di cui non si conosce praticamente nulla – dopo esser uscito di strada con l’automobile a causa del fantasma di una ragazza apparso dal nulla, ferito e dolorante, cerca rifugio all’interno di una misteriosa villa abbandonata che torreggia proprio di fronte allo schianto. All’interno della magione, però, il giocatore troverà tutt’altro che la salvezza, poiché oscure presenze si annidano al suo interno.

White Night può essere considerato un’avventura grafica horror dalle forti tinte noir e, diciamolo subito: fa paura. Il titolo dei ragazzi di OSome Studio riesce a trasmettere quel terrore e quell’ansiogeno senso di precarietà e inadeguatezza tipico dei survival horror vecchia scuola, in cui il generatore di paura era semplicemente (ma efficacemente) l’oscurità, e il giocatore poteva solo fuggire e cercare la luce, quale unica fonte di salvezza, seppur fugace.

Il gioco si svolge quasi interamente all’interno della villa, che è completamente al buio e infestata da spiriti ostili che si dissolvono a contatto con la luce. Il giocatore infatti non ha fucili, pistole o altri strumenti di morte per distruggere i fantasmi, ma deve affidarsi unicamente a fonti luminose come lampade e lampadari, che però non sono disponibili in tutte le stanze e vanno attivati premendo l’interruttore giusto. In alcune zone ci si troverà completamente al buio e l’unico modo per tenere lontani gli spiriti sarà quello di accendere un fiammifero, la cui fioca luce durerà però solo qualche secondo. All’interno della villa sono presenti diverse scatole di fiammiferi per rifornirsi, ma si potrà portare con sé al massimo 12 zolfanelli; è quindi importante utilizzarli con parsimonia perché senza sarà praticamente impossibile proseguire. Quello dei fiammiferi è uno degli elementi chiave della tensione di White Night, che sottolinea la precaria situazione del protagonista, il cui destino è costantemente appeso alla debole fiammella di un cerino; che tra l’altro non serve ad eliminare o indebolire le presenze (come, ad esempio, la torcia di Alan Wake), ma solo a tenerle lontane.

Grazie alla sua originale scelta stilistica monocromatica e alle atmosfere noir, White Night non può essere etichettato come una semplice avventura grafica ma va interpretato come una vera e propria esperienza sensoriale. Inoltre, il bianco e il nero non hanno una valenza squisitamente estetica ma incidono anche a livello di gameplay: il bianco rappresenta la luce, e quindi le aree dove il giocatore sarà momentaneamente al sicuro, mentre il nero è il simbolo dell’oscurità, delle tenebre, del luogo dove il protagonista, addentrandosi, incontrerà le presenze maligne.

Purtroppo il riuscitissimo level design non incontra una struttura ludica altrettanto convincente. In White Night si prova paura, ma anche tanta noia: il giocatore, per capire come procedere, dovrà passare buona parte del tempo ad analizzare quadri, libri e mobili (spesso insignificanti) attraversando numerose stanze senza interagire in maniera sostanziale. Alcuni piccoli enigmi ci sono, ma sono talmente diluiti (e spesso banali) all’interno del lungo peregrinare fra stanzoni e corridoi da farsi dimenticare ben presto. A questo si aggiunge un sistema di save point davvero frustrante e di certo rivedibile.

White Night è una bella esperienza sensoriale, una vigorosa scarica di tensione e paura, perfetta per gli amanti delle opere horror più fascinose e misteriose, ma il ritmo particolarmente lento, la ridondanza dell’esplorazione e l’assenza di enigmi originali e stimolanti potrebbe annoiare in poco tempo la maggior parte dei giocatori.

© RIPRODUZIONE RISERVATA