«Valigie fuori misura, così si ritarda» Ryanair tira le orecchie ai viaggiatori

«Valigie fuori misura, così si ritarda»
Ryanair tira le orecchie ai viaggiatori

Michael O’Leary tira le orecchie agli italiane: «Le valigie sono fuori misura, soprattutto in Italia». E il patron di Ryanair avverte: «Stretta sulle regole per non decollare tardi». Pronti quindi nuovi controlli per chi parte: ««Perché le regole, sulle dimensioni dei due bagagli da portare a bordo, sono chiare» spiega lui.

Ma quando i bagagli poi non ci stanno e si inizia con le discussioni, si finisce per partire in ritardo e questo alla compagnia low cost irlandese non va giù: le performance generali peggiorano e il vettore finisce per calare nelle classifiche di gradimento e di qualità.

«La puntualità è calata e questo è dovuto anche al fatto che la politica dei due bagagli a mano sta sempre più provocando ritardi ai voli», c’è scritto nell’ultimo documento finanziario di Ryanair. I mesi peggiori? Quelli estivi. A giugno 2016 la puntualità era inferiore del 10% rispetto allo stesso mese del 2015. A luglio del 5%. E quindi la compagnia con base a Orio al Serio corre ai ripari. Del resto le regole sono chiare: si possono portare a bordo due bagagli: una borsa che pesa al massimo 10 chili e non oltre certe dimensioni e una più piccola.

Quello che succede — in Italia, Irlanda e Spagna soprattutto — è che le persone tentano di aggirare i vincoli con valigie fuori misura, costringendo gli assistenti di volo a intervenire per spostare gli eccessi in stiva. E allora ecco le mosse. «Entro sei mesi diremo al nostro personale di verificare con più attenzione le misure del bagaglio», anticipa O’Leary. «Non faremo più salire i viaggiatori con valigie fuori misura: a loro verrà chiesto di pagare la cifra prevista se vorranno proseguire». Ma già al momento della prenotazione i passeggeri verranno avvisati via mail: «Attenzione, se il bagaglio non rispetta queste dimensioni dovrete pagare». Una volta al gate toccherà ai dipendenti della compagnia fare i controlli. «Se questo risolverà il problema — continua l’ad — non studieremo ulteriori misure».


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