Lunedì 30 Settembre 2013

I giovani dell'Avallone
a caccia di riscatto

Era attesa, Silvia Avallone, dopo l'esplosione, giovanissima, del romanzo d'esordio, «Acciaio», Premio Campiello opera prima, Premio Flaiano, seconda allo Strega a soli 4 voti dal vincitore: conferma o delusione? Cavallo di razza o fuoco fatuo? Questo «Marina Bellezza» (Rizzoli, pp. 504, euro 18,50) è una prova più matura, ricca, felice di «Acciaio», probabilmente sopravvalutato. Vi ritornano, di quello, diversi temi: la desiderabilità, la giovinezza provocante, aggressiva, consapevole dei propri attraits, della protagonista, che ricorda l'esuberanza di Anna e Francesca. La sua voglia di mangiarsi il mondo, di imporsi, di conquistarsi la bella vita, dopo un'infanzia di dura povertà.

Ma, qui - per quanto il ritorno insistente, quasi martellante su certi motivi conduttori resti una cifra stilistica della Avallone - questi temi sono meno ossessivamente e pleonasticamente ripetuti. Marina, nome e destino, è una ragazza di straordinaria bellezza. Ha vissuto con una madre fragile, bisognosa, abbandonata dal marito, che però ha messo l'anima per crescerla. Ora è una disperata alcolista, si è lasciata andare, alle dieci del mattino di lunedì la trovi in un bar desolato con il bicchiere in mano. Marina no: ha trasformato le umiliazioni in grinta, in feroce voglia di arrivare. Canta, Marina, creatura di una civiltà di sms e televisione. La porta che apre sul mondo vero è quella degli studi televisivi, lei sogna Rai 1 o Mediaset. Ha studiato, si è impegnata alla morte, ha salito i primi gradini di una celebrità di paese, ma pensa in grande, è determinatissima. Quasi il suo opposto Andrea, che ha avuto, con lei, una storia d'amore intensissima, per cui è ancora l'unica donna che ha contato e conta davvero.

Figlio di un ricco avvocato, già sindaco di Biella, Andrea. Ma è il figlio «teppista», il figlio riuscito male, quello che teneva agli indiani. Si è iscritto a Filosofia, poi ad Agraria, a 27 anni non si è ancora laureato, fa il bibliotecario precario nella biblioteca del paese. È sensibilissimo, arrabbiato contro un mondo per bene che odia, da molto non ha rapporti con il fratello perfetto, che ha fatto una carriera brillante, si è trasferito in America, ha costruito una famiglia (e teneva ai cowboys). Si rincontrano, dopo tre anni, Marina e Andrea, in una sagra di Camandona che è un pezzo di antropologica bravura. Intorno, la desolazione di valli dove le fabbriche hanno chiuso, scuole e uffici postali non ci sono più. Una «frontiera al contrario, non da conquistare ma da cui allontanarsi».

Una scrittura in cui pulsano le emozioni, in note gridate ma anche sottili, nei gesti eclatanti ma anche appena percettibili: l'amore, la paura che fanno tremare le mani e battere le tempie, la rabbia, l'ansia di risarcimento e di affermazione, la disperazione e la resa.
Vincenzo Guercio

«Marina bellezza»
di Silvia Avallone
Rizzoli editore
504 pagine
18,50 euro

a.ceresoli

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