Ma l’homo pluralis salverà il mondo?

Ma l’homo pluralis
salverà il mondo?

Abbiamo ogni giorno la sensazione di essere bombardati dalle informazioni. Notizie che ti esplodono addosso, urlate come i richiami degli ambulanti al mercato.

Sono attentati, omicidi, disastri, soprusi, battaglie civili e ingiustizie che reclamano la nostra attenzione, la nostra partecipazione. È l’effetto collaterale della globalizzazione, di una comunicazione quasi istantanea dei fatti e della loro diffusione per il pianeta attraverso la rete neurale dei media. Un’esperienza dalla quale si esce frastornati, con l’impressione viva di aver assistito impotenti a qualche drammatico incidente. Come riuscire a gestirsi all’interno della infosfera - che non è per nulla una dimensione virtuale, ma ormai quasi combacia con il reale - è uno dei temi del nostro quotidiano. È perciò utile e interessante la lettura di «Homo pluralis: essere umani nell’era tecnologica», un libro di Luca De Biase, giornalista del Sole 24 Ore, editor di Nòva 24, pioniere dell’informazione digitale e nello specifico divulgatore della rapida evoluzione dei media nel nuovo millennio.

«Homo pluralis» è un libro che parla di nuove tecnologie ma non punta lo sguardo ad un futuro remoto, anzi offre preziosi spunti di lettura del presente. Il raggio delle profezie che cambiano il mondo infatti si è ridotto drasticamente, le scadenze sono già visibili sul calendario. Viviamo in anni dove il futuro ha il fiato corto, il presente lo tallona.

Devo ammettere che la lettura della prima parte del libro può risultare poco convincente: molte notizie di applicazioni e sviluppi tecnologici, spesso legati alla rete, una sorta di parata delle meraviglie in corso, ma senza una valutazione effettiva, senza un chiaro disegno. De Biase però vuole far intendere l’ampiezza delle novità, cosa sta bollendo in pentola. E infatti non è detto che tutto finirà cotto a puntino: i dispositivi che «trasmettono» il pensiero, i programmi che, dopo quello manuale, «erodono» il lavoro intellettuale, le frontiere della cibernetica, le sempre più brillanti intelligenze artificiali. L’uomo sembra non reggere il confronto: è più lento, meno adattabile, ha un evoluzione lineare, mentre quella tecnologica è esponenziale, ogni nuova generazione è potenziata e amplificata.

Visto così, pare che l’umanità sia costretta a diventare un’appendice di prossimi organismi senzienti impastati di silicio e web marketing, ma De Biase non conosce gli accenti del pessimismo catastrofista e ci ricorda il significato originale della parola «crisi», che tanto ricorre per descrivere i nostri tempi, ossia «separazione», «scelta». Non è ancora chiaro se la prossima svolta epocale arriverà dalle biotecnologie, dalla medicina o dalle applicazioni derivate dalla fisica quantistica, la ricerca tratta con variabili incognite. Il dato concreto è che internet e le applicazioni che usiamo quotidianamente stanno cambiando il nostro modo di percepire il mondo e di definire la comunità umana. De Biase attraversa neuroscienze, sociologia e filosofia per arrivare alla definizione del se in rapporto agli altri, del concetto di comunità e infine della pluralità, risultato della connessione dell’individuo umano alle potenzialità di internet.

L’impatto del web sulle nostre vite - volenti o nolenti - ha mutato la società e i meccanismi con i quali si regola: comunicazione, politica, economia. Spesso si sente ripetere «niente sarà più come prima», in effetti con uno sguardo un po’ meno superficiale va ammesso che questo giro di boa l’abbiamo già compiuto: sono cambiati i mezzi di comunicazione, ma anche le forme di produzione e diffusione dei prodotti e di conseguenza i tempi e i modi del lavoro e delle isole del cosiddetto tempo libero. Si è modificato il nostro modo di stare vicino agli altri e di promuovere iniziative comuni.

Ma camminando nel mondo nuovo ritroviamo in un formato assai vago i pilastri sanciti dalla carta dei diritti dell’uomo, dalla costituzione e dai valori assimilati di libertà e del rispetto della dignità della persona. Sul web viaggiano fiumi di dati che ci riguardano, sono registrati, valutati e, a volte usati, per offrirci servizi oppure a spingerci a scelte prestabilite. Ci ritroviamo ogni giorno a ridefinire i confini di conquiste ritenute inviolabili nelle moderne democrazie come il libero arbitrio, il diritto di espressione, la proprietà fisica ed intellettuale. Intendiamoci, De Biase non pretende di sciogliere questi ed altri interrogativi epocali, ma ha il pregio di delineare i sentieri principali del processo in corso, un cammino declinato in varie forme da ecologisti e ipercapitalisti, fatalisti e tecnocrati. Perché la connessione degli spazi fisici e mentali sul pianeta si è ormai realizzata, non esistono rifugi o isole felici: gli effetti di quanto sta accadendo sul web si riflettono su tutti. Da qui emergono i concetti di intelligenza collettiva e di uomo plurale esposti da De Biase che, se a prima vista possono apparire inquietanti derive, vanno invece vissuti come stadi di un’evoluzione sociale che può offrire delle risposte decisive ai numerosi dilemmi odierni.


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