Una Milano «Noir» ai tempi di Rischiatutto

Una Milano «Noir»
ai tempi di Rischiatutto

Tre spasimanti per una città chiamata Milano. Riccardo Besola, Andrea Ferrari, e Francesco Gallone sono infatti tre scrittori accomunati dalla stessa passione per la storia e i personaggi della Milano che fu, una passione che li ha spinti ad intingere la penna nell’inchiostro più noir per dedicarle un libro, anzi due.

il primo si intitola «Operazione Madonnina» (2013) e il secondo, il più recente, è «Operazione Rischiatutto». In pratica si tratta di due capitoli - godibili anche singolarmente - delle altalenanti disavventure di un terzetto di disperati all’affannosa ricerca del colpo della vita. Le vicende sono ambientate nel biennio ’73-’74, un periodo scelto non a caso: negli anni Settanta infatti Milano usciva definitivamente dal bozzolo della città capoluogo per diventare metropoli e punta d’eccellenza dello sviluppo economico nazionale. Milano raccoglieva e amplificava tutte le contraddizioni di un Paese lacerato dalle istanze contrapposte della corsa al benessere individuale e degli ideali pre-confezionati per la massa.

Detto questo, le due «Operazioni» di Besola, Ferrari e Gallone non sono saggi storici, ma un vibrante collage di caratteri e luoghi saldamente inchiodati alla pista narrativa, un racconto illuminato dalle “lezioni” di Giorgio Scerbanenco e decolorato dalle ironiche sequenze dei film di Mario Monicelli. In primo piano ci sono i progetti criminali di una sgangherata banda di indebitati: l’oste Osvaldo con il peso del suo bar con bocciofila, l’ex fioraio Angelo rovinato dagli stuntmen che gli hanno abbattuto per errore il chiosco e il geniale pubblicitario Lorenzo, posseduto dal demone del gioco e della sfortuna. Attorno a loro una fauna ben caratterizzata di sbirri e faccendieri, povericristi e arraffatori, compagni che sbagliano e professionisti per ogni impresa. Imprese folli, come rubare la Madonnina del duomo, oppure rapire Mike Bongiorno, il presentatore che spopola in tivù col suo Rischiatutto.

Al centro della scena però resta sempre Milano, una città in crescita esponenziale, ma con le sue strade dal traffico ancora umano e le sue piazze invase dalla nebbia secolare. Una Milano ormai divisa tra gli eskimo dei contestatori e i loden della classe media, ma dove la linea di separazione tra gli autoctoni e i terroni inizia sfumare. Gli autori impreziosiscono i passaggi citando nomi di locali e negozi, ritagliando scorci ormai spariti e usando termini dialettali (naturalmente con traduzione a piè di pagina) che danno colore e sostanza al racconto.

L’Operazione però non si risolve in una semplice cartolina ingiallita da incorniciare. Oltre alle arruffate imprese della banda, si apprezzano personaggi come il commissario Malaspina, un sosia di Serpico in bilico tra la legge e la giustizia del cuore. Oppure il giornalista Dino Lazzati, cacciato dal Corriere per troppa fantasia e divorato da sogni di gloria e fame d’amore. Sogni e lacrime che sono il pane di Milano, la città che non ha più il cuore in mano e cambia pelle di continuo, insegnando che nessuna sconfitta è definitiva e a volte il coraggio di cambiare strada può valere più dei gettoni d’oro del Rischiatutto.


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