Silvia Lodedo: «Nel mio paesino tutti gli abitanti sono vaccinati»
Silvia Lodedo

Silvia Lodedo: «Nel mio paesino tutti gli abitanti sono vaccinati»

Ventiseienne, è la sindaca più giovane della Bergamasca, a Cassiglio. «Lavoro in clinica, ho visto tanti morti». L’intervista per la nostra rubrica #iomivaccino.

«Ho già fatto la terza dose, senza dubbi, né io né la mia famiglia. D’altra parte tutto quello che è successo a causa del Covid-19, soprattutto a marzo 2020, mi ha segnata profondamente e se il vaccino è l’unico modo per uscire dalla pandemia, allora non ci sono dubbi su quello che devo fare: vaccinarmi». Silvia Lodedo, sindaca di Cassiglio e, con i suoi soli 26 anni, prima cittadina più giovane della Bergamasca, non usa giri di parole. Il suo carattere schietto e diretto la fa andare dritta al punto. Non ci sono spazi per i fronzoli. E non potrebbe essere altrimenti per lei che, a causa del suo doppio ruolo, di sindaca e di dipendente della Clinica Quarenghi di San Pellegrino Terme, ha vissuto e ha dovuto combattere l’emergenza sanitaria su tutti i fronti.

Anche quello personale.

«Sì, anche se non ne ho la certezza, penso di avere avuto il Covid-19 ancora prima che chiudessero tutto a inizio marzo 2020. L’ultima settimana prima del boom emergenziale ho perso il gusto e l’olfatto e avevo un po’ di dolori simili all’influenza. Ma all’epoca non si sapeva ancora nulla e non c’erano tamponi, quindi non ho la certezza che fossero dovuti al Covid-19. I sintomi però sono quelli. Se l’ho fatto è stato leggero e posso dire di essere stata fortunata».

Quando si è vaccinata?

«Ho fatto la prima dose tra febbraio e marzo (e il richiamo nella data stabilita, come tutti), non ricordo le date precise, ma, lavorando alla Clinica Quarenghi di San Pellegrino Terme, anche se come impiegata, sono stata tra le prime ovviamente. Ho ricevuto Pfizer e in entrambi i casi non ho accusato praticamente nessun problema. La prima dose ho avuto solo male al braccio. Mentre la seconda ho avuto male al braccio e qualche linea di febbre il giorno della vaccinazione, ma il mattino dopo non avevo già più nulla. Ora la terza: tutto liscio».

Nessuna remora?

«Ho in casa i miei genitori che sono anziani e non ho avuto dubbi sul fare il vaccino e nemmeno loro, anzi appena hanno potuto l’hanno fatto. Io addirittura ho già fatto la terza dose e ne sono felice. Lavorando nella sanità sono obbligata dal nuovo decreto, ma anche se non fossi stata obbligata l’avrei fatto perché a casa, come detto, ho persone anziane e quindi fragili, che voglio proteggere. E visto anche che lavoro in una clinica voglio diminuire ancora di più il rischio di creare problematiche ai miei genitori».

Rischio che, visto il suo doppio ruolo, è stato alto soprattutto durante la prima ondata.

«Per assurdo nessuno della mia famiglia ha avuto il Covid-19, nonostante io vivessi con loro e lavorassi nella sanità e dovessi anche assolvere ai miei compiti come sindaco in risposta alla pandemia. Nel 2020, infatti, ho continuato a lavorare, sono sempre andata in modo regolare. Ed è stato pesante psicologicamente. Ho visto tanti morti, troppi, nonostante non avessi a che fare con reparti di zona rossa Covid, anche se nei momenti di carenza di personale e panico generale mi son ritrovata tutta bardata a portare qualcosa di urgente agli infermieri. Mi ricordo anche di un signore con cui si era creato un rapporto simpatico prima che scoppiasse la pandemia e quando ho saputo che era venuto a mancare mi si è stretto il cuore. Ma se ripenso a tutto quel periodo mi vengono ancora gli occhi lucidi».

E dopo il lavoro, via in Comune.

«Dopo la clinica arrivavo a casa e avevo l’ansia di rispondere al telefono, di sentire gli altri sindaci, di confrontarci, di sapere cosa facevano loro, di chiedere, di sentire i carabinieri. L’adrenalina era sempre altissima e cercavo di limitare gli spostamenti, dall’ufficio passavo in Comune, prendevo ciò che mi serviva e andavo a casa a “fare la sindaca”. È stato pesante , ti sentivi costantemente disperata e devo ringraziare gli altri sindaci per l’aiuto che mi hanno dato».

Cosa pensa dei negazionisti?

«Io ho vissuto costantemente in panico, con il terrore di attaccare il Covid-19 ai miei genitori. Quindi quando sento i negazionisti mi arrabbio, perché non capisco come si faccia a negare quello che abbiamo vissuto. Io ho avuto paura, non mangiavo a tavola coi miei, disinfettavo tutto (e ancora continuo a farlo), facevo la spesa per me, per i miei e per i miei nonni, chi lavorava in clinica faceva turni lunghi, attaccati, anzi i turni quasi non c’erano più perché si era davvero in emergenza. È stato un periodo pazzesco, negarlo mi sembra assurdo».

Cosa pensa di chi contesta il vaccino e l’obbligo di Green pass?

«Penso che l’Italia è un paese democratico e che quindi ognuno possa scegliere per sé stesso se è previsto poterlo fare. Però secondo me si è sbagliato a monte: se mi lasci libertà di scelta non puoi obbligarmi poi a fare il vaccino attraverso il Green pass. Io penso che bisogna farlo ed è giusto farlo, perché se vogliamo uscirne, serve il vaccino. Per questo penso che quindi andava reso obbligatorio da subito: se lo fai ok, altrimenti non puoi uscire di casa. Io sono pro-vaccino, ma devo ammettere che la questione, anche Green pass, non è stata gestita bene. Chi decide avrebbe dovuto dire subito: volete uscire dalla pandemia? Allora bisogna vaccinarsi, ed è obbligatorio».

Crede nella strada dell’obbligatorietà del vaccino?

«Sì, assolutamente. Penso anche che nelle strutture sanitarie fosse giusto renderlo obbligatorio subito. Se vado in ospedale è giusto che sia obbligatorio, perché devo essere tutelata. Io mi sono arrabbiata quando ho saputo che non era obbligatorio per i sanitari. Poi ora si cercano infermieri e medici. Quando sento al telegiornale che il sistema sanitario cerca queste figure mi arrabbio e cambio canale. Perché queste figure ci sarebbero, già pronte, formate e con esperienza, bastava stabilire l’obbligo vaccinale da subito. Ed ora eravamo tutti vaccinati. Invece ora si cercano nuovi sanitari. È assurdo. In alcune zone si è a corto di medici e si è quasi al collasso e ancora si aspettava a rendere il vaccino obbligatorio per i sanitari? Dovevamo arrivare a questo punto o peggio ad un nuovo lockdown?».

E a Cassiglio?

«Siamo stati fortunati: siamo in 112 e abbiamo avuto solo 1 caso e anche lieve. Il medico ci ha dato una grande mano. E non c’è stato bisogno di fare una campagna pro-vaccino. Tutti appena hanno potuto si sono vaccinati».

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