Tentato omicidio a Villa d’Adda Il presunto killer ha un alibi: scarcerato

Tentato omicidio a Villa d’Adda
Il presunto killer ha un alibi: scarcerato

Il caso: scarcerato il 25enne accusato di aver sparato al volto di un 19enne. Il racconto del ferito non regge.

Nessun pericolo di fuga, perché il fermato è radicato sul territorio italiano, avendo una residenza e una moglie italiana, e nemmeno gravi indizi di colpevolezza, dato che ha portato la testimonianza di una terza persona che gli fornisce un alibi. Sono questi gli elementi che, insieme ad alcune contraddizioni emerse nel racconto del diciannovenne marocchino ferito martedì a Villa d’Adda con un colpo di pistola al volto, hanno convinto il giudice per le indagini preliminari Vito di Vita a non convalidare il provvedimento di fermo del presunto colpevole e a disporre la sua scarcerazione.

A indicare ai carabinieri l’identità del suo assalitore era stato il ferito: prima di perdere i sensi, martedì sera, era riuscito a sussurrare il nome del presunto aggressore, permettendo così l’inizio della caccia all’uomo. I carabinieri, verificando anche altri elementi erano riusciti a rintracciare D. M., marocchino di 25 anni, con regolare permesso di soggiorno, sposato con una cittadina italiana e residente a Solza. Quando mercoledì pomeriggio il ferito ha ripreso conoscenza, ha anche confermato il tutto, riconoscendo il presunto aggressore in fotografia. Agli inquirenti, coordinati dal pm Letizia Ruggeri, ha raccontato di essersi trovato in auto col 25enne: a un certo punto questi, al posto di guida, avrebbe estratto una pistola. Il 19enne, spaventato, avrebbe quindi prima cercato di uscire a destra ma, trovando la portiera bloccata, avrebbe cercato di scavalcare l’altro e uscire dal suo lato. Proprio in quel frangente sarebbe partito il colpo di pistola: lui, ferito, sarebbe uscito dalla vettura e alcuni testimoni hanno raccontato di aver visto l’aggressore uscire dalla portiera opposta (quella che sarebbe stata bloccata), raggiungerlo e sottrargli alcuni involucri bianchi, secondo i carabinieri probabilmente sostanza stupefacente. A suscitare qualche perplessità nella sua versione, a parte il discorso della portiera e la scelta di fuggire scavalcando l’aggressore, anche la posizione della ferita: il proiettile ha colpito la guancia destra, uscendo da sinistra, mentre nella ricostruzione fornita dal ferito avrebbe dovuto avere traiettoria opposta.

A far pendere la bilancia in favore del venticinquenne, però, è stata anche l’indagine svolta venerdì dal suo difensore, avvocato Davide Ceruti, che ha rintracciato un testimone: stando a quanto emerso questi avrebbe dichiarato di essere stato insieme al 25enne all’ora dell’aggressione, ma da tutt’altra parte. Un alibi ben preciso quindi, a sostegno del fatto che già al momento del fermo D. M. aveva respinto le accuse. In carcere, durante l’interrogatorio, ha spiegato anche di conoscere solo di vista la vittima. Caduto il pericolo di fuga, requisito indispensabile per un fermo, il gip non ha potuto quindi convalidare il provvedimento e, alla luce sia delle incongruenze nella ricostruzione (che tolgono quindi credibilità al ferito) sia dell’alibi, ha disposto la liberazione del 25enne. I carabinieri proseguiranno ora le indagini, sia per chiarire il movente, rimasto ancora oscuro, sia per verificare anche l’alibi del sospettato.


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