«Eravamo abituati a frenesia e rumore il silenzio ci ha fatto ascoltare il cuore»

«Eravamo abituati a frenesia e rumore
il silenzio ci ha fatto ascoltare il cuore»

Questo spazio è dedicato ai lettori che ci hanno scritto per condividere i loro sentimenti, i progetti nei momenti di isolamento forzato per combattere il coronavirus.

Questo spazio è dedicato ai lettori che ci hanno scritto per condividere i loro sentimenti, i progetti nei momenti di isolamento forzato per combattere il coronavirus.

Marialaura frequenta la terza media all’IC S. Lucia, e condivide con noi e i lettori le paure ma anche le conquiste di questo particolare periodo.

Una pausa... educativa

La prima riflessione è sul valore del silenzio che in questi giorni riscopriamo essere molto importante... Ci aiuta a riscoprire importanti aspetti della nostra persona che prima non pensavamo minimamente di possedere.

Possiamo riscoprire delle passioni che solo ora potremmo mettere a frutto ed impegnarci al massimo per alimentarle; possiamo meditare su noi stessi, sui nostri valori e aspirazioni. Restare in silenzio significa anche rimanere per alcuni secondi in ascolto del proprio cuore, riflettere sui nostri difetti cercando di perfezionare la nostra personalità in qualcosa di migliore.

Normalmente, viviamo in un tempo in cui i rumori e stimoli rendono difficile fare spazio a momenti di silenzio che addirittura, ci avvolgono di paura. La pandemia ci ha invece costretti a convivere con il silenzio comprendendone il valore ed il significato.

La scuola on line

Un’altra esperienza è quella della didattica a distanza. Personalmente non mi lamento, poiché se non l’avessimo avuta probabilmente non avremmo continuato ad apprendere, ma, naturalmente, mi manca molto l’aspetto relazionale.

Mi manca non poter più vedere i compagni e gli insegnanti negli occhi, piuttosto che da un semplice schermo, capire con un solo sguardo i loro consigli o le loro obiezioni…, mi manca soprattutto, quella sensazione che provavo nello scrutare i miei insegnanti per la grande ammirazione che ho per loro.

In questo momento così difficile, vorrei ringraziare in particolare gli insegnanti, che si stanno danno da fare più che mai e che hanno cercato, al più presto, di imparare le nuove modalità di didattica...

Ho riscoperto la famiglia

Noi oggi, siamo chiamati ad affrontare una delle battaglie più difficili di sempre: quella contro il morbo. Fortunatamente moltissimi giovani, e non solo, si sono dati da fare rendendosi in qualunque modo utili, portando cibo ai più deboli ed aiutando loro a superare un periodo così difficile come questo. Gesti, che a prima vista potrebbero risultare scontati o banali, e che sono invece simbolo di grande solidarietà verso gli altri.

Una cosa, che a mio parere, è speciale, e che in questo periodo siamo in qualche modo “costretti” a fare, è rimanere in casa con la propria famiglia..., riscoprendo dei valori affettivi che magari, prima, si stavano lentamente dando per scontati, trascurando delle persone a cui, nel profondo del cuore, si vuole un bene immenso. E questo periodo è anche utile per scambiare pareri ed opinioni riguardo a quello che succede… delle volte, forse, troppo animatamente!

Dalla fretta di prima...

Lo spazio vuoto con cui ora dobbiamo convivere ci incute, a dir la verità, un po’ di angoscia e trepidazione. Solitamente, tutti noi, siamo abituati al caos assordante delle città, al rumore delle macchine e delle moto che sfrecciano ogni giorno più veloci, alle sveglie mattutine, alla frenesia della gente che scopre di essere in ritardo, alle persone che rivolgono raramente un saluto alla propria famiglia andando di fretta, alle nostre gambe che non restano neanche per un secondo immobili…

... alla calma di oggi

Invece, oggi, tutto questo è come se si fosse disperso nel nulla, come se si fosse nascosto per darci una lezione. Infatti noi, che prima eravamo abituati a vivere costantemente con la rapidità e la velocità, ora siamo obbligati a convivere invece con la lentezza. Come dice un caro scrittore che in questi giorni, purtroppo, se ne è andato: «Non c’è strada troppo lunga per chi cammina lentamente e senza fretta; non ci sono mete troppo lontane per chi si prepara ad esse con la pazienza». Proviamo ora a fare le cose con più calma, prendendoci cura di noi e degli altri…

Potrei paragonare la nostra battaglia ad una ferrata di montagna. Io ne ha fatte alcune, e la cosa mi ha affascinato ma allo stesso tempo sfinita. È veramente durissimo il percorso che si intraprende, bisogna conoscere bene tutte e le strategie e le scorciatoie, bisogna fare attenzione a dove si mettono i piedi, poiché in un batter d’occhio potresti far cadere una pietra in testa a qualcuno, è meglio non guardare mai in basso, fidatevi, ma sempre in alto per farsi forza, coraggio e ripetersi che la meta è ormai vicina, anche quando in realtà non lo è!

Ma la cosa più importante è avere una grande determinazione nelle vene, che ti fa andare avanti, anche quando magari tu vorresti abbandonare tutto, e avere vicino una persona che ti stimola a non mollare mai, anche di fronte alle avversità della ferrata. Però, quando con il fiato corto e i polmoni che, a momenti scoppiano, arrivi finalmente in cima alla vetta, senti dentro di te ribollire una grande gioia e una grande felicità che guardi il percorso appena compiuto, e domandi: «ma l’ho fatto veramente?».

Tutto questo mi ricorda il nostro periodo, in cui gli operatori sanitari sono chiamati ad affrontare una grande battaglia, per nulla facile, con molti ostacoli che intralciano il percorso; ma con determinazione, serietà e impegno, presto si arriverà alla vetta, ne sono sicura, e si potrà finalmente esclamare tutti insieme: «ce l’abbiamo fatta!».
Marialaura Cucini

La fotografia

La foto è di Nicholas Vecchi, classe  5° della Scuola d’arte Andrea Fantoni di Bergamo

La foto è di Nicholas Vecchi, classe 5° della Scuola d’arte Andrea Fantoni di Bergamo


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