«Ero infermiera nella rianimazione
Qui, dalla clausura, prego e lotto con voi»

Questo spazio è dedicato ai lettori che ci scrivono per condividere i loro sentimenti, i progetti in questo momento di isolamento forzato per combattere il coronavirus. Scrivete al nostro indirizzo email: [email protected] oppure attraverso la pagina Facebook de L’Eco di Bergamo.

Diamo spazio, qui e sul giornale, ai lettori che vogliono condividere i sentimenti, i progetti in questo momento di isolamento forzato per combattere il coronavirus. Scrivete al nostro indirizzo email: [email protected] oppure attraverso la pagina Facebook de L’Eco di Bergamo.
Molti ci mandano foto di bambini: è importante che nella mail entrambi i genitori autorizzino, anche indicandolo semplicemente nella email, la pubblicazione dell’immagine.
-------------------

IL VIDEO: La Bergamo che non avete mai visto: una città che lotta in silenzio
-------------------

È all’insegna della speranza e della Resurrezione la lettera che ci ha scritto suor Gioia Chiara, con un trascorso di infermiera professionale, ed ora religiosa al monastero di Bergamo.

La Bellezza salverà il mondo

In questi giorni leggo di uomini e donne accomunati dalla stessa passione per la vita, per l’umanità; semplicemente e splendidamente uomini; un’umanità che ha riscoperto, finalmente, ciò che la tiene viva, ciò che la rende tale: l’Amore! Un Amore che supera ogni altro amore, anche quello di una casa, della propria famiglia che con loro condivide e paga il prezzo della fatica, che accetta la sfida e il rischio della perdita…

Un amore che si fa prossimità, presenza amica, affidabile, là dove regna la solitudine dell’isolamento imposto; che sa inventare i gesti di cura, quando viene meno l’efficacia della terapia...

E allora certo che anch’io vi applaudo e mi commuovo fino alle lacrime, cari amici e colleghi, medici e infermieri che trasudate umanità, che lasciate trasparire, trasfigurati, una bellezza che credevamo sepolta sotto le macerie dell’individualismo.

Una bellezza che salva! Una bellezza che risplende dietro maschere, visiere, scafandri...; una bellezza che i malati incontrano nei vostri sguardi segnati da impotenza e compassione. Bella è la vostra lotta, in un lavoro di squadra che non vede più gelosie e invidie di ruoli; bella è la vostra vita che sembra non tenere più conto di tempo, spazio, bisogni personali e si fa semplicemente dono!

Sì, perché infermieri non si diventa, si nasce! E c’è differenza tra chi fa l’infermiere o il medico, e chi lo è veramente. E se lo sei, questo è per sempre, anche quando ti ritrovi a rispondere ad una seconda chiamata, ad indossare un saio e a vivere in clausura. Accadono eventi come questo e senti dentro lo stesso richiamo di un tempo…

Anche noi claustrali in prima linea, anche noi nelle retrovie con voi, per sostenere – ginocchia piegate e mani alzate – la fatica di un lavoro continuamente da reimpostare; per supportare il peso della mancanza di personale, caduto – anche quello - sotto i colpi dell’insidioso “nemico”; per lenire la sofferenza inespressa, perché non c’è tempo per piangere, per lasciarsi andare; perché è necessario resistere e non mollare, essere lucidi nell’agire. E forse molti non sanno che costa meno fatica stare in sala operatoria, che davanti agli occhi di un malato che sta per morire; e che ti devi difendere dal rimorso, del senso di colpa per non riuscire a fare; e che anche voi avete moglie, marito, figli, padre e madre e un cuore che sente il male...

Anche noi con voi! Ci accomuna la stessa passione per l’uomo e per Dio! Un Dio che oggi, qui e ora, assume il volto di questa umanità sofferente; gli occhi, gli sguardi che nessuno di voi potrà più dimenticare, perché ti scavano dentro, ti implorano, ti ringraziano per una carezza appena accennata, una mano tesa, una preghiera sussurrata.

Grazie per ciò che siete, per quanto fate! Anch’io, anche noi, vi accompagniamo in questa battaglia per la vita e a costo della vita, affiancando alla vostra impotenza la forza di una preghiera che, mai come ora, sentiamo povera e limitata; una preghiera che vorrebbe abbracciare il mondo intero attraverso la nostra vita donata.

La Bellezza salverà il mondo e con quella anche la vostra bellezza sarà per molti un segno di speranza, forse l’unico segno visibile della benedizione di Dio per la nostra martoriata terra… E quando tutto questo avrà fine, ricordiamoci di questa umanità bella, che è la nostra verità più profonda; ricordiamoci di ciò che ci ha fatto vivere, amare, sperare anche nell’inferno del dolore e della morte. Non permettiamo che questa umanità venga sepolta con l’ultima vittima di questa maledetta pandemia, perché quanto abbiamo e avremo drammaticamente vissuto non sia stato invano.
Sr. Chiara Gioia - Monastero Clarisse, via Lunga, Bergamo

© RIPRODUZIONE RISERVATA