Lezioni di italiano:  da un’olandese gesti di solidarietà

Lezioni di italiano:
da un’olandese gesti di solidarietà

Non è nata a Bergamo, ma qui vive da 30 anni. E quanto ha visto non l’ha lasciata indifferente.

Questo spazio è dedicato ai lettori che ci hanno scritto per condividere i loro sentimenti, i progetti nei momenti di isolamento forzato per combattere il coronavirus.

Non è nata a Bergamo, ma qui vive da 30 anni. E quanto ha visto non l’ha lasciata indifferente.

Vorrei portare alla vostra attenzione una storia di solidarietà tra paesi appartenenti alla comunità europea.

Alcune settimane fa tra il picco dei contagi e le continue sirene delle ambulanze che passavano per le vie di Bergamo ho pensato a cosa potessi fare per dare un aiuto, seppur minimo.

Come attivarmi per dare una mano a tutte quelle persone in prima linea impegnate nell’emergenza Covid-19 nella mia città? Sottolineo la “mia” città, nonostante io sia cittadina olandese, poiché vi risiedo da più di trent’anni.

L’idea di impartire lezioni di italiano a cittadini olandesi chiedendo al posto di un compenso personale una donazione all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo mi è sembrata la più efficace e realizzabile.

Dopo aver lanciato un appello su Twitter per raggiungere più contatti possibile in Olanda, in brevissimo tempo è successo quello che non avrei mai previsto e mai mi sarei aspettata. Tante sono state le risposte di persone dall’Olanda e dal Belgio che hanno espresso solidarietà e con piacere hanno aderito all’iniziativa perché molto preoccupate ed allarmate per l’Italia tutta e la città di Bergamo in particolare, da molti, peraltro, conosciuta.

In brevissimo tempo ho contattato amici olandesi e italiani per riuscire a rispondere alle innumerevoli richieste di lezioni. Ci siamo organizzati con un programma settimanale via Skype e abbiamo iniziato l’avventura.

L’esperienza è durata più di un mese ed è andata ben oltre le aspettative e non si è fermata al solo insegnamento. E una piacevole sorpresa sono state le donazioni per l’ospedale Papa Giovanni XXIII.

Le lezioni sono state un’opportunità divertente, un ottimo modo per distrarsi e una dimostrazione di affetto da parte del popolo olandese e belga, nonché un mezzo per combattere la solitudine e le inquietudini.

Sono nate amicizie a distanza con la promessa di incontrarsi in tempi migliori. È stata un’avventura che ha insegnato tanto ai protagonisti e che ha permesso uno scambio di solidarietà tra persone di paesi e culture diverse ma con in comune le preoccupazioni legate all’emergenza Covid.

Kristina van der Veer e il gruppo degil insegnanti: Jan Willem, Chris, Alessio, Luca, Kea, Vivian, Daniela, Carlotte, Mathilde

UNA SECONDA VITA. «Dedicato ai nostri genitori Mary e Giacomo – ci scrivono i loro figli, inviandoci questa foto -, perché è un avvenimento speciale: mio padre sopravvissuto ad un mese di terapia intensiva ed ora ha una seconda vita. Vi vogliamo bene». Alessandro e Ivan


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