Lunedì 15 Novembre 2010

Parkinson, ai Riuniti
centro coordinamento

Un taglio alle liste d'attesa ambulatoriali, ma anche più informazioni agli utenti grazie a un opuscolo informativo. Sono questi i primi, positivi bilanci sull'attività di Day Service e dell'ambulatorio dedicato ai malati di Parkinson degli Ospedali Riuniti, alla vigilia del XIII congresso provinciale dell'Associazione Italiana Parkinsoniani (AIP), in programma il 20 novembre all'Auditorium della Casa di Riposo Fondazione Santa Maria Ausiliatrice, e della II Giornata nazionale della malattia di Parkinson, sabato 27 novembre, in occasione della quale l'AIP allestirà un punto informativo agli Ospedali Riuniti, dalle 9 alle 13.

“La collaborazione con l'AIP sta dando ottimi frutti – ha commentato il direttore sanitario degli Ospedali Riuniti Claudio Sileo – e oggi possiamo presentarvi i risultati di un percorso che avevamo annunciato un anno fa, che ha portato a ridurre da quattro mesi a 25 giorni le attese per i controlli ambulatoriali e da tre mesi a due settimane quelle per le prime visite”.

L'ambulatorio dedicato al Parkinson da settembre funziona a pieno regime, cinque giorni la settimana. Da allora sono 350 i pazienti che se ne sono avvalsi per un controllo e 8 coloro che si sono rivolti agli Ospedali Riuniti per una prima visita o inviati da altre strutture. Il bacino d'utenza del servizio è di 1.200 pazienti, a cui s'aggiungono i 90 sottoposti a intervento di elettrostimolazione cerebrale, la Deep Brain Stimulation (DBS), per cui i Riuniti sono centro di riferimento provinciale e a cui è dedicato uno spazio specifico per il monitoraggio e la regolazione del dispositivo elettronico.

“Otto la settimana é invece la media dei Day Service attivati per lo screening dei pazienti candidabili alla DBS e per il follow up terapeutico. Si tratta di un accesso ambulatoriale che nell'arco di una giornata consente di eseguire esami diagnostici e controlli (dalla scintigrafia cerebrale alla PET, dalle valutazioni neuropsicologiche a quelle nutrizionali). Questa organizzazione, costruita attorno alla figura dell'infermiere che si pone come tutor del paziente, in termine tecnico case manager, consente di ridurre i disagi ai malati e alle loro famiglie, di arrivare in tempi rapidi a una diagnosi precisa e di ottimizzare le risorse della struttura”, ha proseguito il direttore sanitario Claudio Sileo.

“L'impegno dell'Associazione a Bergamo è quello di creare sensibilità e informazione sulla malattia, attivare opportunità di incontro, conoscenze e scambio per i soci, essere un preciso punto di riferimento per pazienti, famigliari, strutture e Istituzioni che operano sul territorio – ha spiegato Marco Guido Salvi, Presidente del gruppo di Bergamo dell'Associazione Italiana Parkinsoniani e componente del Direttivo Nazionale dell'Associazione -. In questa azione che stiamo conducendo abbiamo trovato presso gli Ospedali Riuniti di Bergamo ottimi e disponibili interlocutori con cui è stato possibile sviluppare un progetto. Un percorso che inizia a essere concreto con la creazione di un Centro di Coordinamento e Specializzazione per la malattia di Parkinson, l'attivazione di un Day service, il tutto finalizzato al miglioramento la qualità di vita del paziente parkinsoniano e della sua famiglia”.

Il Parkinson è una malattia complessa che richiede una stretta collaborazione tra specialisti, Aziende sanitarie chiamate a garantire la continuità dei processi di cura e riabilitazione, e medici di assistenza primaria. Per questo è stato attivato un Tavolo tecnico interaziendale, coordinato da Bruno Ferraro, neurologo degli Ospedali Riuniti e Responsabile del Centro provinciale delle malattie di Parkinson, che sottolinea come l'obiettivo del tavolo tecnico sia “assicurare prestazioni con la stessa qualità e la stessa appropriatezza a tutti i malati della provincia, uniformando i protocolli di cura tra i diversi centri, creando ambulatori dedicati in tutti gli ospedali e indirizzando agli Ospedali Riuniti il più precocemente possibile coloro che richiedono un trattamento chirurgico”.

I pazienti parkinsoniani, infatti, vengono in contatto con molti soggetti dedicati alla cura e all'assistenza. Questo rende difficile organizzare e trasmettere correttamente sia tutte le informazioni sul singolo paziente sia una sintesi del profilo epidemiologico dei pazienti in un certo territorio. Lo strumento che consentirà di superare questa frammentazione sarà una banca dati che consentirà una completa tracciatura dei percorsi del paziente parkinsoniano, realizzata grazie a un software messo a disposizione delle strutture specialistiche dall'Asl, che farà riferimento al Network SISS della Regione Lombardia.

Inoltre questa banca dati renderà disponibili agli operatori e ai ricercatori le informazioni relative ai diversi ricoveri, all'assistenza domiciliare integrata, alle prestazioni specialistiche, alle prescrizioni farmaceutiche, ai ricoveri in RSA, fino alle cause di decesso. L'incidenza della malattia oscilla tra i 2 e i 22 nuovi casi l'anno ogni 100mila abitanti, con un aumento direttamente proporzionale all'età della popolazione.Tra i 60 e i 69 anni si rilevano circa 620 casi ogni centomila abitanti; il dato è più che raddoppiato (1978 casi) tra i 70 e i 79 anni, e sale a 3.055 casi nella decade successiva. In Italia si stimano circa 170mila casi, 15mila dei quali attesi in Lombardia.

In provincia, a fronte di un'attesa tra i 1.700 e i 1.900 casi, se ne registrano oltre 2.400 casi. Nel corso del convegno del 20 novembre toccherà ad Alberto Zucchi, epidemiologo Asl, fornire i dati aggiornati sul secondo anno d'indagine epidemiologica in provincia di Bergamo. Pur mancando in Italia studi sistematici sull'argomento, applicando i risultati di indagini condotte nel Nord Europa é ragionevole stimare un costo annuo per farmaci antiparkinsoniani di oltre 400 milioni di Euro, e costi medici complessivi annui superiori a un miliardo e 900 mila Euro.

I dati lombardi – probabilmente sottostimati in quanto il sistema di rimborso dei DRG fa riferimento solo alla diagnosi principale – parlano di oltre diecimila ricoveri sia per l'anno 1999 (11.302) che per l'anno 2000 (10.223), periodo preso in considerazione da un progetto del Ministero della Salute che analizza l'utilizzo di risorse sanitarie per questa patologia.

r.clemente

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