Venerdì 01 Maggio 2009

Nuova influenza
Domande e risposte

Quanto è pericolosa questa forma di influenza?
Ancora non lo sappiamo con certezza. Dobbiamo capire meglio quanto è grave e quanto rapidamente si diffonderà. Richard Besser, direttore del Center for Disease Control americano, ha espresso chiaramente tutte le incognite di fronte a cui ci troviamo con questa malattia. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Salute, questa influenza potrebbe essere mortale nell’1-4% dei casi. Tuttavia per una stima precisa dovremmo conoscere con esattezza quanti sono colpiti: invece moltissimi casi lievi potrebbero non essere riconosciuti come dovuti a questo virus, e dunque non essere segnalati. Molti di quelli che sono morti nei giorni scorsi in Messico erano giovani adulti, cioè persone che molto raramente muoiono a causa dell’influenza tipica. Questo fa pensare che sia in effetti una forma pericolosa, anche se d’altra parte i casi riscontrati in USA avevano tutti una forma lieve di malattia, anche se si è registrato il 29 Aprile il primo caso fatale. E’ successo in Texas, dove è morto un bambino di 23 mesi, che stando alle dichiarazioni delle autorità sanitarie aveva diversi problemi di salute.

Perché i casi USA sono meno gravi?

Ammesso che questa presunta minore gravità sia vera, il perché i casi negli USA siano più lievi non si sa, ha detto Besser. Forse il virus si è “attenuato” nel continuo passaggio da persona a persona, e questo sarebbe veramente una bella cosa, ma non ci si può accontentare di questa spiegazione, e abbassare la guardia: di fronte ad un nuovo agente infettivo, l’allerta è massima.

Perché si parla di pandemia a proposito di questa influenza?

L’OMS ha aumentato il livello d’allarme per questa ondata di influenza dalla fase 4 alla fase 5, che significa che una pandemia è imminente. Il virus dell’influenza suina è un nemico nuovo per l’uomo. Questo come tutti gli altri virus dell’influenza, incluso quello che provoca l’influenza tipica che in genere arriva da noi in inverno, si modifica continuamente, per lo più con piccoli mutamenti. Ogni anno, quando c’è una nuova ondata di influenza (parliamo di quella “tradizionale”, scopriamo che il virus di quest’anno è un po’ diverso da quello dell’anno scorso. Questa diversità gli consente di “aggirare” le difese immunitarie che si sono costituire con l’infezione precedente, e la malattia si manifesta. Tuttavia grazie alle infezioni precedenti, e grazie al fatto che il virus di oggi ha ancora molto in comune con il virus di ieri, non siamo completamente indifesi di fronte allo sgradito ospite, e la malattia non assume i caratteri di gravità e di pericolo che oggi temiamo dall’influenza suina. Il problema insorge proprio quando succede che il virus dell’influenza “tradizionale” si combina con quello dell’influenza dei polli o dei maiali, e si genera una forma completamente nuova di virus, che non ha mai contagiato l’uomo. In questi casi nessuno ha difese, anche parziali, pronte a fronteggiare il virus e scoppia l’epidemia, che si trasforma in pandemia quando il numero dei contagiati cresce enormemente. Il virus dell’attuale influenza suina del Messico rientra in questo scenario e dunque non sappiamo proprio se avere avuto l’influenza tipica offra qualche grado di protezione immunologica dal virus attuale.

E se la pandemia ci sarà veramente?

La maggior parte dei paesi – incluso il nostro - hanno predisposto dei piani d’emergenza, che comprendono l’impiego di farmaci antiinfluenzali, adozione misure di isolamento o di cautela nei contatti, per limitare il contagio tra persone e ridurre la diffusione dell’influenza. Infine si può prevedere il lancio di campagne di vaccinazioni di massa. Il virus “messicano” è sensibile alla maggior parte degli antivirali di cui abbiamo abbondanti scorte, come oseltamivir (Tamiflu) e Zanamivir (Relenza). Però i virus possono sviluppare rapidamente resistenza ai farmaci, e non sappiamo quanto a lungo questi rimarranno efficaci. Non abbiamo però scorte di vaccino contro questo virus. In America hanno già preparato un ceppo del virus idoneo a dar il via alla produzione del vaccino contro questa forma di influenza, nel caso fosse necessario. L’esperienza passata con l’influenza aviaria ha consentito che le industrie che producono vaccini si attrezzassero a rispondere con rapidità alla richiesta di produrre nuovi vaccini, mentre le autorità sanitarie americane ed europee che devono valutare efficacia e sicurezza di questi nuovi vaccini sono a loro volta attrezzate a valutare questi rimedi in tempi certi. come minimo alcun mesi. Il punto però è: quando verrà dato il segnale di dare avvio alla produzione di grandi quantità di vaccino per far fronte alla pandemia, quanto vaccino riusciranno a produrre le industrie e quanto in fretta? In ogni caso, come sottolinea il prof. Fauci, dell’NIH, è comunque necessario testare il vaccino in uno studio controllato che richiede. Sono molto importanti anche misure come l’isolamento dei pazienti affetti, non necessariamente in ospedale, ma semplicemente a casa propria, per 7 giorni, e chiamando il medico a casa, senza andare in ospedale o dal medico, a meno che ovviamente le condizioni peggiorano in quel caso occorre andare in ospedale. Ad ogni modo se si esce bisogna indossara la mascherina, per non diffondere il virus starnutendo, tossendo o semplicemente parlando. Occorre lavarsi di continuo le mani.

Ma la malattia arriverà fin qui da noi?
Dipende se il virus viene trasportato fino da noi e dal grado di trasmettersi rapidamente tra gli individui. Certo, se si considera quanta gente si muove oggi per il mondo, è probabile che il virus arrivi fino da noi. In alcuni paesi all’aeroporto si fermano i viaggiatori provenienti da aree colpite dall’influenza per vedere se hanno la febbre. Però ci voglio 5 giorni dal momento in cui uno prende il virus al momento in cui ha i sintomi, perciò misurare a tutti la febbre all’arrivo all’aeroporto può non bastare. Quello che non sappiamo è la velocità con cui si propaga da una persona all’altra. Sappiamo che quelli che l’hanno presa fino ad ora, non l’hanno presa dai maiali, ma da altre persone, e questa trasmissione da uomo a uomo a avanti da settimane. I ricercatori stanno cercando tutte le persone che sono venute in contatto con i pazienti affetti per vedere se il virus li ha contagiati.

Non bisogna mangiare carne di maiale, allora?

Non c’entra nulla la carne di maiale. Questa influenza si chiama suina perché alcune proteine del virus sono identiche a quelle di virus che colpiscono i maiali. Ma questo virus non ha mai infettato i maiali. Si sta diffondendo tra gli uomini.

E per i viaggi?
Il Ministero della Salute ha sconsigliato di recarsi in Messico. In realtà per ora l’OMS non ha “proibito” di viaggiare in Messico o in aree dove sono stati riportati casi, ma ha raccomandato ovviamente molta prudenza. Se proprio ci si deve recare in quei posti, bisogna adottare le misure suggerite sopra (evitare luoghi affollati, coprire naso e bocca, lavare spesso le mani ecc). Chi ritorna da un viaggio in quei paesi, non viene messo in quarantena (in alcuni aeroporti saranno disponibili degli opuscoli con le istruzioni), ma deve stare attento al proprio stato di salute per almeno sette giorni: all’insorgere dei sintomi di influenza – febbre, tosse, raffreddore, stanchezza, dolori muscolari ecc. – deve avvertire il medico, e adottare le misure descritte prima.

Arrigo Schieppati
(direttore del Gruppo delle Malattie Rare di Villa Camozzi - Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri - Bergamo)

a.ceresoli

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