Mercoledì 21 Ottobre 2009

Influenza A, a Bergamo sotto controllo
Ma è boom di afflussi al Pronto Soccorso

«L’influenza A a Bergamo è assolutamente sotto controllo»: lo ripetono ancora una volta dall’Asl, Servizio Epidemiologico, e lo ribadiscono, con i numeri, i monitoraggi delle influenze (tutte, quella A e la stagionale), attuati dall’Istituto superiore della sanità, che assegnano alla Lombardia, per la settimana dal 5 all’11 ottobre una incidenza media di 1,61 casi ogni 1.000 assistiti dai medici di base. Eppure, anche se sulla carta l’influenza A non c’è, nei pronto soccorso pediatrici di Bergamo e provincia, Ospedali Riuniti in testa, si assiste a un boom di afflussi per richieste di visite a bambini e ragazzini.

«Negli ultimi giorni abbiamo avuto, per il pronto soccorso pediatrico, un incremento del 20% rispetto alla media stagionale – afferma Claudio Sileo, direttore sanitario dell’Azienda ospedaliera di Largo Barozzi – . È innegabile che il cosidetto "panico da pandemia" stia colpendo soprattutto i genitori di bambini e bambine. E questo nonostante sia stato sottolineato più volte da autorità sanitarie locali e nazionali che al pronto soccorso bisogna rivolgersi solo dopo aver consultato il proprio medico di famiglia o il pediatria. Diversamente, si aumenta solo il rischio di contagio». E, aggiunge la direzione sanitria, si rischia di intasare anche i tempi d’attesa dei pronto soccorso pediatrici della Bergamasca, in particolare quello dei Riuniti, dove proprio di recente si erano azzerate le attese con modifiche organizzative al pronto soccorso pediatrico, aumentando gli spazi degli ambulatori e con l’assunzione, a gettone, di nuovi pediatri di pronto soccorso.

«Se la media di afflussi resta quella degli ultimi giorni il sistema continuerà a reggere, ma se si intensificherà non avremo altra scelta che che aumentare, raddoppiandola, la presenza dei pediatri di pronto soccorso in alcune fasce orarie, sempre con il sistema del pagamento a gettone», specifica Sileo. L’«effetto pandemia» nei pronto soccorso pediatrici, stando ai riscontri delle ultime ore, riguarda tutta la provincia: proprio lunedì, infatti, si è tenuto un vertice tra i responsabile dei pronto soccorso delle strutture ospedaliere sul territorio e dei responsabili delle Pediatrie: «Si è temuto che l’afflusso in Pediatria ai Riuniti fosse salito del 20% anche per la chiusura del reparto a Seriate, in quanto a ricoveri, per i lavori di ristrutturazione – afferma Claudio Arici, responsabile del pronto soccorso degli Ospedali Riuniti di Bergamo – . E invece, l’incremento è omogeneo anche in provincia, anche se più lieve, fino al 15%, e il "caso" Seriate non sembra avere alcuna incidenza nel fenomeno. Piuttosto, è evidente che il timore da contagio da H1N1 aumenta soprattutto se i casi febbrili o da raffreddamento riguardano bambini o ragazzini. Infatti, per quanto riguarda gli adulti, non abbiamo registrato né a Bergamo né in provincia picchi di accessi al pronto soccorso. Per quanto riguarda invece i picchi di quello pediatrico, tenuto conto che già di media l’85% degli afflussi riguarda casi febbrili, c’è stata di certo una componente di "panico da influenza". Che non corrispoden affatto a un aumento dei acsi di influenza, tantomeno influenza A: siamo in autunno, i casi di raffredamento o febbrili tra la popolazione giovane, che va a scuola, frequenta asili, gioca al chiuso con altri coetanei, è del tutto normale. A tutta la popolazione, comunque, ricordiamo che sia i Riuniti, sia le strutture ospedaliere della provincia, sono attrezzate, e c’è un corddinamento Asl, per far fronte a qualunque tipo di emergenza da pandemia H1N1».

Pandemia, che, ribadisce ancora una volta l’Asl di Bergamo, è ben lontana dall’essere reale sul territorio orbico: al Servizio epidemiologico dell’Azienda sanitaria, a cui su disposizioni ministeriali devono essere segnalati tutti i casi critici o di complicazioni legati alla «suina», non è arrivata a tutt’oggi alcun informativa.

E, se i numeri possono servire a ridmenzionare l’«effetto pandemia», il servizio di monitoraggio delle sindromi infleunzali (compresa la suina) attivato dall’Istituto superiore di Sanità non lascia alcun dubbio: per tutta la 41ª settimana del 2009 (ovvero quella dal 5 all’11 ottobre) lò’incidenza delle sidnromi influenzali in LOmbnardia è dell’1,61 casi ogni 1,000 assistiti, con un totale di 239 casi segnalati, su 148.155 pazienti assistiti «monitorati» da 102 medici sentinella. E per scendere nel dettaglio, quella media totale dell’1,61 casi ogni 1.000 assistiti arriva a 7,56 per la fascia d’età da 0 a 4 anni; 3,35 dai 5 ai 14; scende a 1,21 dai 16 ai 65 anni e crolla a 0,51 per gli over 65.

fa.tinaglia

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