Assumere dosi di Vitamina D
solo se è il medico a stabilirne il bisogno

Negli ultimi mesi di emergenza Coronavirus, la vitamina D è stata spesso al centro dell’attenzione mediatica e scientifica, con più di 300 studi scientifici al riguardo. L’ipotesi è che sia in grado di ridurre la mortalità da Covid-19 o addirittura proteggere dall’infezione.

Molti ricercatori hanno infatti evidenziato la presenza di ipovitaminosi D (carenza di vitamina D) nella maggioranza dei pazienti affetti da Covid-19, soprattutto se in forma grave. E sono molti gli italiani che, anche con il «fai da te», hanno deciso di farne scorta acquistando supplementi ed integratori. «Si tratta di dati sicuramente interessanti, ma per ora non definitivi, anzi spesso di scarsa qualità scientifica» sottolinea Marcello Filopanti, endocrinologo del Policlinico San Marco e di Smart Clinic all’interno de «Le Due Torri» e di Oriocenter. «Nell’attesa di conclusioni valide, per ora bisogna continuare a seguire le attuali indicazioni. Cioè, prima di assumere una supplementazione di Vitamina D, è indispensabile una valutazione generale sui problemi medici, lo stile di vita ed eventuali analisi del sangue. Un’integrazione “a tappeto” non è consigliata e potrebbe addirittura portare a tossicità».

Cos’è la Vitamina D?

«La Vitamina D è un vero e proprio ormone che viene sintetizzato nella cute per effetto dei raggi solari (radiazione ultravioletta B o UV-B) e in parte assunta con la dieta».

Secondo le stime nella popolazione occidentale c’è un’alta percentuale di chi ne è carente.

«Sì, si stima che circa il 30-50% di bambini e adulti in Europa abbia o sia a rischio di carenza di vitamina D. Questo deriva da diversi fattori: i Paesi europei sono generalmente a latitudini elevate; si trascorre meno tempo all’aperto; l’introduzione di vitamina D con gli alimenti è esigua. La giusta raccomandazione di evitare l’eccessiva esposizione solare, come prevenzione tumorale, e lo stile di vita sedentario hanno inciso notevolmente su una buona quota della popolazione che oggi è a rischio di carenza di vitamina D».

A cosa serve la Vitamina D?

«Chiamata anche “vitamina del sole”, in età adulta è utile per mantenere un adeguato metabolismo del calcio e delle ossa - per esempio si utilizza come supporto alla terapia per l’osteoporosi - mentre in età pediatrica la sua azione principale è garantire un’adeguata calcificazione delle ossa (la grave carenza di Vitamina D provoca il rachitismo). Ma non solo. Sono state evidenziate anche molte altre attività della Vitamina D in vari organi e sistemi, tanto che la sua carenza è stata associata a disturbi come diabete, infarto, malattia di Alzheimer, asma, sclerosi multipla e depressione. Mancano tuttavia chiare e definitive conferme scientifiche».

In quali alimenti si può trovare?

«La vitamina D è scarsamente presente negli alimenti. Modeste quantità si trovano in alcuni pesci grassi, latte e derivati, uova, fegato e vegetali a foglia verde. L’unica eccezione è l’olio di fegato di merluzzo».

Quindi è sempre necessario una supplementazione?

«Assolutamente no. L’ideale sarebbe esporsi almeno mezz’ora al giorno al sole per sintetizzarne una quantità adeguata. Ovviamente questo non è sempre possibile, soprattutto in inverno. Ecco allora che, insieme al proprio medico curante o allo specialista, è possibile valutare – nel caso anche con un dosaggio della Vitamina D nel sangue - se e in che modo integrare, soprattutto nelle persone con certe patologie».

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